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di Alessandro Politi

Sono un medico di Medicina Generale a Milano, uno di quelli in primissima linea, mandati allo sbaraglio come i fanti della Prima Grande Guerra, senza i Dpi (Dispositivi di Protezione Individuale), con notizie contrastanti ma più spesso assenti da chi dovrebbe informarci, lasciati al nostro destino.

Siamo già più di 150 (dato del 9 marzo) in isolamento in quanto positivi al Coronavirus, questo perché nessuno ci ha fornito dei mezzi di protezione adeguata, e solo i più previdenti e fortunati, come il sottoscritto, sono riusciti ad acquistare mascherine a norma, modello FFP2 o FFP3, prima che andassero esaurite, guanti chirurgici monouso, disinfettanti spray e gel per sanificare la strumentazione e le sale di visita e di attesa.

Però la situazione è drammatica: finalmente anche quelli che mi prendevano in giro perché indossavo maschera e guanti (“ma dottore, guardi che carnevale è già finito…”) sono diventati improvvisamente più responsabili, più coscienti, più civili! Ho già quattro casi certi positivi al tampone, tre in isolamento domiciliare e uno ricoverato in terapia intensiva in condizioni gravi, più tutta una serie di casi “limite”, ovvero pauci-sintomatici ma che comunque ho “blindato” al proprio domicilio con mille raccomandazioni e tele-videoconsulti quotidiani…

Ho solo una speranza, che quando tutto sarà passato ci si renda conto che andare avanti così come abbiamo fatto fino ad oggi non è più possibile in questi tempi di globalizzazione estrema; che i tagli alla Sanità, con la chiusura di numerosi presidi sanitari e ospedalieri locali, il taglio del personale, la mancanza di programmazione per me inconcepibile (come si fa a non fare un banale “conto della serva” basandosi sulla data di nascita di tutti noi medici…), tutte queste misure prese per riversare fondi su altre iniziative aleatorie e propagandistiche sono stati degli errori inconcepibili e irripetibili, fatti da persone che non hanno saputo/voluto tenere in conto quello che più conta in assoluto, ovvero la salute!

Perché come diceva il mio povero babbo, che ha fatto la Seconda Guerra Mondiale in Africa, e poi prigioniero degli inglesi in un campo di concentramento in Sudafrica per 5 anni, “ricordati che quando c’è la salute, c’è tutto”!

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