I dipendenti del Comune di Nichelino, nell’hinterland di Torino, erano preoccupati. Gli uffici non sembravano essere ben puliti proprio nei giorni dell’emergenza coronavirus e alcuni portavano da casa i disinfettati per pulire la propria postazione. Ci volevano pulizie adeguate e per ottenerle una ditta era pronta a pagare alcune migliaia di euro al responsabile del servizio ambiente della cittadina. L’uomo, Antonio Pastorelli, è stato arrestato in flagranza lunedì pomeriggio dai militari della Guardia di Finanza che hanno fermato anche la dipendente di una ditta di pulizie, intermediaria di questo scambio illecito. L’arresto è avvenuto nel cortile del municipio. La donna era entrata con la sua auto e aveva incontrato all’aperto il responsabile della procedura per la consegna del denaro. Con sé aveva due mazzette, una da cinquemila euro, l’altra da tremila. Stamattina il sostituto procuratore Laura Longo ha chiesto al Tribunale di convalidare l’arresto e si attende la decisione.

L’operazione“Linda” è parte di una inchiesta più ampia. Il nucleo di polizia economica-finanziaria stava conducendo un’indagine proprio sul dipendente del Comune di Nichelino: Pastorelli è stato presidente della commissione che ha deciso l’esito della “gara regionale centralizzata per l’affidamento dei servizi di pulizia di immobili e servizi accessori a ridotto impatto ambientale per Regione Piemonte”, indetta dalla Società di committenza regionale nel 2019. In questo caso è sospettato di aver agevolato l’impresa di pulizie pugliese che in passato aveva assunto il figlio. Nell’attesa dell’aggiudicazione definitiva dell’appalto principale, la ditta si era aggiudicata temporaneamente il contratto di pulizie del Comune di Nichelino. “Abbiamo questa gestione temporanea di tre mesi – diceva Pastorelli al telefono con un rappresentante dell’azienda – C’è questo problema del coronavirus. Vi abbiamo dato disposizioni di pulire tutte le superfici con cloro, alcol. E però le ore delle signore sono quelle che sono. Abbiamo delle preoccupazioni che arrivano da più uffici. Si portano l’Amuchina da casa, puliscono la sedia con l’Amuchina e vedono che dallo straccio esce nero”. Per questo ci sarebbe stato bisogno di integrare quel contratto con un altro specifico per la sanificazione degli immobili dell’amministrazione comunale. Secondo l’ipotesi degli investigatori, per ottenerlo l’imprenditore avrebbe dovuto pagare una tangente, ma lui, bloccato in Puglia, non poteva farlo di persona. Ha allora chiesto a un suo conoscente torinese, titolare di un’altra ditta, di anticipare il denaro a una sua dipendente che avrebbe dovuto consegnarlo a Pastorelli.

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