La “recessione globale è già qui”. A causa delle ripercussioni economiche dell’epidemia di coronavirus, la crescita mondiale nel 2020 si attesterà a -1,5% quest’anno – contro il +3,3% previsto solo a febbraio – con rischi “nettamente” al ribasso. Lo scrive S&P in un report in cui Paul Gruenwald, capo economista, sottolinea come “i primi dati in arrivo dalla Cina suggeriscono che la sua economia è stata colpita molto più duramente di quanto previsto”. Ora ci sono segnali di stabilizzazione, ma nell’occhio del ciclone è finita l’Europa.

E anche per il capo economista di Morgan Stanley, Chetan Ahya, una recessione globale nel 2020 “è lo scenario di base”: i danni dal coronavirus e dalla stretta delle condizioni finanziarie “causeranno uno shock materiale all’economia globale”. E “questa volta sarà peggio della recessione globale del 2001“.

A sua volta Goldman Sachs vede “l’area euro in chiara recessione, con forti contrazioni sia nel primo che nel secondo trimestre” e taglia le stime sul Pil di Italia, Francia, Germania, Francia e Spagna. La valutazione pre-virus per il nostro Paese era di un +0,2, ora è -3,4% quest’anno con +3,5% nel 2021. In linea, quest’ultimo dato, con la stima per l’area euro, per la quale nel 2020 era attesa un +1% di crescita mentre la previsione ora è di -1,7%. Per la Germania il calo atteso per il 2020 è 1,9% (+0,9% pre-virus) mentre per l’anno prossimo si stima un +3,6%. Per il pil francese la flessione prevista è dello 0,9% (+1,1% pre-virus) con un +3% per il 2021. Quanto alla Spagna la flessione attesa è di un -1,3% (+1,8% pre-virus) con un +4,3% per l’anno prossimo.

“L’Europa e gli Stati Uniti stanno seguendo un percorso simile” a quello della Cina, si legge nel rapporto di S&P, “dal momento che le crescenti restrizioni ai contatti interpersonali fanno ipotizzare un crollo della domanda che porterà a un’attività nettamente inferiore nel secondo trimestre prima che inizi una ripresa più avanti nel corso dell’anno”. S&P segnala come dall’ultimo aggiornamento, lo scorso 3 marzo, “la diffusione del coronavirus ha subito un’accelerazione e le sue ripercussioni economiche sono notevolmente peggiorate. I dati economici rimangono scarsi, ma i dati iniziali tanto attesi dalla Cina per gennaio e febbraio sono stati molto peggiori di quanto si temesse“.

Il coronavirus, facendo crollare i flussi di cassa e dando una stretta alle condizioni finanziarie, associato allo choc sui prezzi petroliferi “darà un colpo al merito di credito” di molte aziende, portando probabilmente a “un balzo dei default“, conclude Standard & Poor’s, che prevede un tasso di default che negli Usa potrebbe superare il 10% e in Europa avvicinarsi a quel livello nei prossimi 12 mesi.

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