Un aiuto allo sport: il “decretone” Covid varato dal governo pensa anche ad un mondo che si è dovuto fermare completamente a causa del virus. Non solo per il calcio (e per la Serie A), che potrà non pagare le tasse per tre mesi (e vorrebbe qualcosa di più). Il provvedimento più importante è per i lavoratori dello sport, un esercito di invisibili, oltre 100mila in tutta Italia, che vive con poco e adesso rischiava di ritrovarsi senza nulla: per loro è previsto l’assegno una tantum di 600 euro, come per gli autonomi.

VERSAMENTI RIMANDATI PER LE SOCIETÀ (MA IL CALCIO CHIEDE DI PIÙ)
Fra i beneficiari “della sospensione dei versamenti delle ritenute e dei contributi previdenziali e assistenziali” ci sono anche le associazioni e le società sportive, professionistiche e dilettantistiche. Dunque i club di calcio, a partire dalla Serie A, per cui la sospensione del campionato è un salasso (l’eventuale annullamento, che terrorizza i presidenti, costerebbe circa 600 milioni, non a caso si fa di tutto per evitarlo), e pure le società delle categorie minori perennemente con l’acqua alla gola. Per tutti lo stop ai versamenti fino al 31 maggio è una boccata d’ossigeno. Non a caso il presidente della Figc Gravina ha ringraziato il governo. Non basta, però: il calcio prepara un ulteriore pacchetto da chiedere all’esecutivo. Si parla di sgravi sui contratti di lavoro (quelli dei calciatori sono parecchio onerosi), ma qualcuno vorrebbe proprio risorse fresche, cioè soldi. Per lo stesso periodo sono sospesi anche i canoni per i gestori degli impianti sportivi (pubblici). Considerato che i pagamenti sono per ora solo differiti, entrambe le misure sono a costo zero per lo Stato.

600 EURO PER TUTTI I LAVORATORI
L’intervento principale è quello per i lavoratori dello sport. In Italia ce ne sono almeno 100mila, e un milione di volontari, ma praticamente nessuno è contrattualizzato. I dipendenti superano di poco il 10%. Tutti gli altri hanno solo un rapporto di collaborazione, meno di un Co.co.co: non è nemmeno un contratto ma una semplice lettera di incarico, non ha tutele né contributi, semplicemente permette di percepire fino a 10mila euro l’anno esentasse. La soglia, in precedenza di 7.500, è stata alzata dall’ex ministro Lotti, pensando di fare cosa gradita a associazioni e lavoratori, ma in realtà ha solo contribuito ad ingrossare le fila del precariato.

Per loro, come del resto per tutti gli autonomi, l’emergenza Covid è un disastro: chiuse palestre (dove lavora circa il 70%), sospese le attività di associazioni, società e centri, sono fermi. Dal poco di sempre (meno di 1.000 euro al mese, a volte unica fonte di reddito) rischiavano di passare al nulla: non avendo gestione separata Inps, sarebbero stati esclusi dal sostegno per gli autonomi. Per questo l’intervento del governo è significativo: anche loro potranno ricevere l’indennità di 600 euro. Niente, invece, per i volontari a rimborso spese. Lo stanziamento, su richiesta del ministro Spadafora, dovrebbe essere di circa 50 milioni, che vuol dire oltre 80mila beneficiari. Le domande saranno vagliate ed erogate dalla società governativa Sport e Salute. Un riconoscimento importante, non solo economico: da anni la categoria chiede un intervento normativo a livello contrattuale, è previsto anche dall’ultima riforma dello sport ma per ora dei decreti attuativi non si sa nulla. “Speriamo che sia il primo passo per dare dignità a questi lavoratori, i provvedimenti di emergenza non bastano”, commenta Riccardo Bizzarri, responsabile centro studi del Cism (Comitato scienze motorie).

Twitter: @lVendemiale

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