Ripresa ad aprile, a maggio o chissà quando. Campionati d’estate, Europei in autunno o l’anno prossimo. Playoff, final-four, final-eight, chi più ne ha più ne metta. Federazioni e Leghe all’attacco, Uefa in trincea, Fifa spettatrice silente e interessata. L’emergenza Coronavirus ha scatenato anche l’ennesima guerra del pallone: tutti contro tutti per decidere che fare, quali competizioni salvare e quali sacrificare gli Europei. Una guerra più misera di altre volte, e stavolta pure inutile: avvisate i capi del pallone che questa stagione non la salva più nessuno.

Dopo che il calcio si è fermato praticamente in tutto il continente, gli schieramenti sono chiari. Da una parte c’è la Uefa, che a costo di sembrare ridicola ha cercato fino all’ultimo di far finta di nulla (solo giovedì si è giocato in Europa League), nella speranza di preservare almeno le coppe internazionali. Dall’altra ci sono le Federazioni, che dopo aver realizzato di trovarsi tutte nella stessa, disperata situazione, stanno facendo fronte comune per rinviare gli Europei, così da liberare l’estate per la conclusione della stagione sospesa. Martedì 17 la Uefa ha convocato un vertice fra tutte le parti in causa, da cui potrebbe anche non uscire una soluzione definitiva, ma il finale pare scritto: Euro 2020 diventerà Euro 2021 (o in alternativa verrà spostato in autunno), per permettere a campionati e coppe di finire.

Ma ha senso tutto questo? Non sarebbe stato più semplice prendere atto della portata storica degli eventi che stiamo vivendo, mettere una pietra sopra l’ultima stagione trovando una soluzione condivisa in nome del buon senso, tirare una linea e ricominciare daccapo a settembre? È stato veicolato il messaggio che gli Europei siano un inutile ostacolo sulla strada del ritorno alla normalità calcistica. Ma chi ha stabilito la superiorità dei campionati sulla più grande manifestazione calcistica continentale? Gli interessi economici, non certo quelli sportivi. In questa guerra fra poveri, anzi fra ricchi, non ci sono santi, perché anche la Uefa che si batte per difendere gli Europei non lo fa certo per amore del calcio o dell’unione fra popoli, ma solo per soldi, visto che il torneo è la vera gallina dalle uova d’oro dell’associazione, persino più della Champions. Resta il fatto però che, salvo colpi di scena, verrà sacrificato Euro 2020 per concludere un campionato di cui non interessa più niente a nessuno, se non ai club, con l’effetto collaterale di danneggiare pure la prossima stagione (che avrà per forza date e calendari alterati).

Non nascondiamoci: la stagione è compromessa. Se anche dovesse riprendere per intero, sarà falsata: il campionato si è interrotto e ricomincerà chissà quando, la sfida scudetto fra Juve-Inter si è giocata in condizioni insostenibili, partite di andata e ritorno nelle coppe si disputeranno a mesi di distanza, giocatori si sono ammalati, hanno sospeso gli allenamenti e torneranno in campo con una forma diversa. Soprattutto, nella testa e nel cuore dei tifosi questo campionato è finito: chiunque lo vincerà (ammesso che ci sia un vincitore) non avrà nulla da festeggiare. L’unico modo per dare una seconda vita alla stagione era forse quello dei playoff: una soluzione straordinaria per una situazione straordinaria; invece di far finta di nulla, certificare l’eccezionalità dell’evento con un finale senza precedenti. Ma l’idea del presidente Figc Gabriele Gravina ovviamente non è piaciuta ai club, che non hanno il senso degli affari e a volte nemmeno della realtà.

Finirà come tutti vogliono che finisca. Verrà sacrificato Euro 2020, una rassegna per nazionali, continentale e itinerante che avrebbe potuto essere l’occasione perfetta per tornare a giocare e festeggiare tutti insieme la fine dell’emergenza. Campionati e coppe riprenderanno da dove avevano lasciato, non per i tifosi ma per se stessi. Bisogna tornare in campo, disputare tutte le giornate che restano e non una di meno per incassare i soldi dei diritti tv, far quadrare i bilanci, preservare il mercato delle plusvalenze. Per il calcio moderno è l’unica cosa che conta. L’emergenza Coronavirus ce l’ha soltanto ricordato.

Twitter: @lVendemiale

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