Scuola e sociale, soprattutto nomine e poltrone: ecco l’impronta del ministro Vincenzo Spadafora sullo sport italiano. Se da una parte sui temi più attesi i risultati concreti si vedranno solo nei prossimi mesi, con la stesura dei decreti attuativi della legge delega approvata lo scorso anno, dall’altra però il governo ha già iniziato a incidere. Come è presto detto: mettendo le mani sui principali posti di potere, dal bando per l’impiantistica alla presidenza di Sport e salute, e puntando già i prossimi, come il vertice del Credito sportivo. Una rivoluzione neanche troppo silenziosa che sta cambiando gli equilibri dello sport italiano.

“L’ORDINE” DI SPADAFORA – “Fin qui abbiamo cercato di mettere ordine in un mondo che ho trovato in grande conflitto tra Coni, Sport e Salute, alcune Federazioni”. Il ministro Spadafora ha presentato in audizione alla Camera le linee programmatiche in materia dei sport: un “debutto” arrivato con quasi cinque mesi di ritardo rispetto all’insediamento del Conte 2, durante i quali il governo ha già iniziato a muoversi lungo la direzione confermata dalle parole del ministro. “Ora – ha detto – l’obiettivo è quello di mettere ordine nel rispetto dei ruoli”. L’ “ordine” che ha in testa Spadafora vede sopra a tutto un vero ministero dello Sport, che si riappropri delle competenze che in passato erano sempre state delegate, storicamente al Coni, più di recente alla neonata Sport e salute, la partecipata statale creata dall’ex sottosegretario Giancarlo Giorgetti per ridimensionare l’impero di Giovanni Malagò . Infatti il ministero crescerà ancora, anche in termini numerici: “L’ufficio attualmente è sottodimensionato, stiamo cercando di implementare”, l’annuncio in commissione.

IMPIANTI E NOMINE: COMANDA IL GOVERNO – Per decidere bisogna controllare tutte le leve del potere: sembrerà banale, ma è la riflessione che sembra aver orientato tutte le mosse del ministero. La prima è stata riportare a Palazzo Chigi il bando “Sport e periferie”, vecchia invenzione renziana, un fondo molto ricco che muove sul territorio centinaia di milioni di finanziamenti (e quindi consenso), inizialmente affidata dal Pd al Coni, poi dirottata per volere della Lega a Sport e Salute. Spadafora lo ha voluto per sé: in questi giorni verrà pubblicata la graduatoria di altri 254 interventi, poi partirà il nuovo bando, il primo dell’era governativa. Già da lì si capiva l’intenzione di ridimensionare Sport e salute, da nuovo vertice dello sport italiano a semplice braccio operativo del governo: a fine dicembre con la minaccia di allargare il cda della società Spadafora ha portato alle dimissioni il manager Rocco Sabelli, scelto da Giorgetti (e mai troppo amato dal nuovo ministro). Al suo posto è fresca la nomina di Vito Cozzoli, capo di gabinetto di Di Maio allo Sviluppo economico, fedelissimo dell’ormai ex capo politico del Movimento 5 stelle (e quindi anche di Spadafora, a lui vicino). Ed è fallito (per ora) un tentativo analogo di cambiare i vertici dell’Istituto del Credito sportivo: con lo stesso stratagemma (cambiare i componenti del cda per azzerarlo), il ministro ha provato a sostituire l’attuale numero uno, Andrea Abodi; solo che stavolta l’emendamento (già pronto per essere inserito nella legge olimpica) è stato bocciato dal Mef (anche perché l’Ics è di competenza anche del ministero dell’Economia e Banca d’Italia).

I MALUMORI NEL M5S E I “SAGGI” AL LAVORO – Inevitabile che tanti sconvolgimenti provocassero qualche tensione. Meno prevedibile che avvenisse proprio all’interno del Movimento 5 stelle: tra i più critici nei confronti dell’operato del ministro ci sono i parlamentari grillini che seguono da vicino il settore e che non hanno apprezzato né questa eccessiva attenzione alle nomine (imposte dall’alto), e il silenzio su sociale e scuola, i grandi temi sul tavolo. Temono che il ridimensionamento evidente di Sport e Salute possa significare un annacquamento della riforma del Coni (voluta tanto dalla Lega quanto dal M5s) e il ritorno di Malagò. A riguardo il ministro in audizione è stato cauto, dando un colpo al cerchio, ribadendo di “condividere assolutamente le finalità della legge”, e uno alla botte, sottolineando l’importanza di “lasciare autonomia al Comitato olimpico”. Per scoprire il punto di caduta bisognerà aspettare qualche settimana: a fine marzo dovrebbero essere pronti i decreti attuativi, che metteranno in pratica i principi della delega approvata la scorsa estate. In quel testo c’è di tutto: non solo la riorganizzazione del Coni, ma anche i contratti per i lavoratori dello sport, la rappresentanza dei tifosi nelle società calcistiche, la scuola, il semiprofessionismo femminile. Il ministro ha nominato una commissione di sette saggi per venirne a capo. Sarà la rivoluzione della nuova era del ministero di Spadafora, che per il momento si è occupato più di poltrone che di riforme.

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