Combattuti tra la necessità di far capire alla comunità la serietà della situazione e il rispetto della sofferenza e della dignità di chi in questo momento ha affidato loro la propria vita come paziente. Per cercare di conciliare queste due esigenze la Usl di Piacenza ha avuto l’idea di pubblicare sulla pagina Facebook dell’Azienda Usl di Piacenza, i video messaggi di chi se la sente di parlare, un canale che l’azienda sta utilizzando anche per raccogliere le donazioni di chi vuole contribuire alla lotta contro il virus.

LA SITUAZIONE IN CORSIA – È stata messa una telecamera a disposizione di tutti i professionisti e ciascuno di loro può esprimere il proprio invito, raccontare quello che sta vivendo. In Pronto Soccorso hanno chiesto di passare direttamente, per agevolare chi avrebbe fatto fatica a raggiungere lo staff che si occupa di comunicazione altrove. “Erano solo 3-4 giorni che non entravo in quel reparto e, credetemi, sono rimasta davvero colpita” racconta Silvia Barbieri, dell’ufficio marketing e comunicazione dell’Azienda Sanitaria. “Non c’è confusione o panico. Avvolti nelle loro tute bianche, con mascherine e visiere, gli operatori non sono fermi un attimo” spiega l’addetta stampa, sottolineando che “tutto procede a ritmi elevati ma è organizzato, rassicurante. Quello che colpisce sono le persone, tante, troppe, che sono lì”. Perché arrivano fino a quaranta persone con la polmonite ogni giorno. Queste sono le ultimissime medie. D’altro canto, se il bollettino di ieri dell’Emilia Romagna registrava 1.533 contagiati (147 casi positivi in più rispetto al giorno prima), solo in provincia di Piacenza ce ne sono 633 (31 in più rispetto a 24 ore prima). Ci sono letti nelle sale d’attesa, in ogni spazio utilizzabile. “Capiamoci – spiega – non per disorganizzazione, ma per fare spazio a tutti. Nessuno di noi ha mai visto una cosa simile. Gli operatori si sono scritti il nome a pennarello sulle tute, per potersi riconoscere”. Ecco perché si è deciso di far parlare i medici senza violare quei luoghi così delicati, pieni di persone fragili e attaccate al respiratore.

LA COORDINATRICE DELLE INFERMIERE: “HO PERSO UN AMICO” – Roberta Re è una coordinatrice infermieristica dell’ospedale, ma è anche una donna che ha appena perso un amico. “Vi prego, state in casa – è il suo appello – perché la situazione è molto grave. Ho perso anche un amico di 59 anni. Aiutateci ad aiutarvi”. Toccante anche la testimonianza di Andrea Vercelli, medico del Pronto soccorso. “Per quanto sia giusto che non ci sia il panico tra la gente – spiega – è bene sapere che quello che stiamo vivendo non è una normale influenza, perché stiamo ricevendo almeno 40 polmoniti al giorno in Pronto soccorso”. Sono persone che devono fare l’ossigeno. Molte di queste, che fino al giorno prima stavano bene, adesso si trovano in una condizione di pericolo di vita. Per questa ragione Vercelli invita a limitare i contatti ed evitare di stare vicino a persone che hanno sintomi respiratori. “Anche sintomi gastro-intestinali, tipo vomito e diarrea – sottolinea – possono essere espressione della malattia. Bisogna cercare di tenersi a distanza di sicurezza dalle persone potenzialmente affette le persone affette, che non necessariamente devono venire in Pronto Soccorso”. Qui, infatti, vengono trattenuti solo i pazienti che hanno necessità di fare l’ossigeno. “Le altre – spiega il medico – le rimandiamo a casa , dopo aver dato le raccomandazioni del caso. Cercate di stare attenti, la situazione è molto molto pesante”.

L’APPELLO: “AIUTATECI RIDURRE IL CONTAGIO” – Mario Barbera è uno dei medici più impegnati a fronteggiare, in ospedale, la diffusione del Covid19. Da ormai due settimane, insieme a tanti colleghi, si sta occupando direttamente dell’assistenza ai casi positivi ricoverati a Piacenza. Il suo invito alla cittadinanza è chiaro: “La popolazione ci deve aiutare a ridurre al minimo gli accessi al Pronto soccorso, uscendo solo per le cose necessarie”. Giovanni Villani, primario di Cardiologia, lancia un appello: “È un momento serio, in cui i professionisti sanitari piacentini stanno esprimendo il massimo sforzo per evitare che questa problematica importante vada al di là di quella che è la sostenibilità”. E rassicura i pazienti: “State tranquilli. Per qualsiasi problematica, noi ci siamo. In casi di dubbi su dolori che possono essere correlati a infarto, problematiche cardiologiche non prevedibili e non interpretabili o per ictus, chiamate il 118 perché la rete ospedaliera, al di là del Covid, è funzionante e operativa 24 ore su 24, a tempo pieno”. Anche l’oncologo Luigi Cavanna spiega che “meno si esce, più abbiamo la possibilità di bloccare questa infezione”.

L’INFERMIERA: “STATE A CASA, COME LA MIA MAMMA”Diversi i messaggi degli infermieri, come Simona Marmetti, che suggerisce poche e chiare regole: “State a casa il più possibile, lavatevi le mani e mantenete le distanze di sicurezza. È utile per il bene di tutti”. E c’è anche quello di Cristina Vedovelli. “Questa mattina – racconta – mia mamma mi ha telefonato è ha detto che aveva due linee di febbre e a me è venuta un po’ di angoscia”. La prima cosa che ha le ha detto, però, è stata: “Mamma, stai a casa. Perché hai 75 anni, stai bene, ma sei una persona a rischio. Tutti voi dovete stare a casa, lo dico a voi come l’ho detto alla mia mamma”. Un invito condiviso anche da Cristian Sorrentino, infermiere del 118, che conferma: “È un momento molto complicato, ce la stiamo mettendo tutta”. Ma in questo momento è anche necessario dare informazioni, a chi si trova a dover affrontare un momento delicato in una situazione di emergenza. “Il numero dedicato alle mamme – ricorda l’ostetrica Francesca Commendatore – è ora attivo 24 ore su 24. Se avete appena partorito o avete dubbi sull’allattamento, chiamate il numero 349.7217355. Un’ostetrica saprà consigliarvi e indicarvi le soluzioni più appropriate”. Anche in questo caso, l’invito è chiaro: “Annullate temporaneamente i contatti con parenti e amici. Così facendo proteggete voi, il vostro bambino e tutta la comunità”.

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