Botta e risposta serrato a “Otto e mezzo”, su La7, tra il direttore de Il Fatto Quotidiano, Marco Travaglio, e Massimo Giannini, giornalista di Repubblica e direttore di Radio Capital.
La firma di Repubblica critica severamente il governo Conte Due, e in particolare il presidente del Consiglio, nella gestione dell’emergenza sul coronavirus: “Improvvisamente la domenica del 23 febbraio c’è stata una drammatizzazione improvvisa e Conte è stato in tv 7 ore consecutive. Ho notato alcune incoerenze: prima sembrava tutto sotto controllo e improvvisamente la domenica è parso che il controllo sfuggisse”.
“Veramente la domenica è esploso il caso Codogno“, replica Travaglio.

Giannini continua: “Nei due giorni successivi si è fermata l’economia e il 25 febbraio è scattata la grande retromarcia. Adesso purtroppo il dramma c’è. Quando si chiudono le scuole, è chiaro che l’emergenza sia totale“.
Il direttore del Fatto osserva: “Sarebbe bello se la situazione attuale permettesse al governo di dire la stessa cosa dal 20 febbraio ai primi di marzo. Il problema è che qui si naviga a vista. La drammatizzazione di cui parla Massimo non è consistita nel fatto che una domenica si è svegliato Conte ed è andato dalla D’Urso e in altri 15 programmi. E’ successo che il sabato è improvvisamente esploso il caso di Codogno“.
“Hai ragione – ribatte Giannini – ma converrai sul fatto che il mercoledì dopo non si è capito perché invece dovevamo fermare la macchina? Ed è arrivata addirittura l’indicazione da Palazzo Chigi alla Rai perché moderasse i toni? Questo ha disorientato un po’ l’opinione pubblica”.

Travaglio risponde: “Veramente il fermare la macchina è stato deciso dal sindaco di Milano Sala, con un’intervista a Repubblica in cui diceva inopinatamente di riaprire Milano, come se fosse finito tutto, e dal presidente della Confindustria Vincenzo Boccia in una intervista al Corriere della Sera. Boccia, fottendosene allegramente del fatto che non sapesse niente di questo contagio, aveva deciso che il Pil fosse più importante del diritto alla salute. E il rischio è stato che, anziché fare una recessione controllata e pilotata come quella che stiamo facendo adesso, si preparava il terreno a una catastrofe anche economica che poteva durare molti più mesi”.
“Sono d’accordo – replica Giannini – C’è stata una cacofonia complessiva”.

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