In Spagna non è stata mai avviata la ‘caccia’ al paziente zero. E non si registra alcuna ossessione per possibili untori né psicosi verso gli italiani.

Eppure nella seconda colonna del bollettino ministeriale che aggiorna quotidianamente sui casi di Covid-19 su suolo iberico, i richiami al nostro paese sono costanti: si legge di un paziente lombardo trovato positivo nel noto hotel di Tenerife – proprio in queste ore sgomberato dopo una lunga quarantena di gruppo -, di un giovane madrileno ricoverato a seguito di un viaggio nel nord Italia. E ancora di una donna italiana positiva a Barcellona dopo una permanenza lombarda a metà febbraio. E così per una donna ricoverata a La Gomera, nelle Canarie, anch’essa transitata nelle zone a rischio del nostro paese.

Una lunga lista di infezioni, ad oggi sono poco più di 115, a cui nelle ultime ore si è aggiunto il nome ben noto di Luís Sepúlveda. Lo scrittore del sud del mondo è rimasto forse contagiato durante una partecipazione al festival letterario Correntes d’Escritas, celebrato nella cittadina portoghese Póvoa de Varzim, pur se ad oggi in terra lusitana non si sono ufficialmente registrati casi di infezione.

Lo scrittore cileno è il primo ricoverato per coronavirus, insieme alla moglie Carmen Yáñez risultata anch’essa positiva, nelle Asturie, piccola regione affacciata sull’Atlantico nella quale l’autore di Patagonia express risiede da anni.

La rapida impennata della trasmissione del virus non intacca la fiducia dei cittadini: un sondaggio commissionato da El País rileva che il 71% degli spagnoli si dice fiducioso in un completo recupero in caso di infezione. L’economia iberica, invece, dà segnali di sofferenza, riflessi negativi si sono già manifestati con la soppressione del Mobile world congress di Barcellona, evento sulla tecnologia di primissimo piano, per impatto comparabile al Salone del mobile di Milano.

Dopo l’esplosione dei contagi, la Borsa di Madrid ha subito un tonfo superiore al 4% – la caduta più significativa dal referendum britannico sulla Brexit -, si pensi che nel settore turistico il colosso alberghiero Meliá ha segnato una caduta del 7,82%.

Certo nulla rispetto a quanto accade in Cina. Il rapporto del 19 febbraio di Carbon Brief certifica i dati della ‘decrescita poco felice’ dell’impero asiatico: caduta della domanda elettrica, della produzione di acciaio, dell’uso del carbone, dei voli domestici, ridottisi di oltre il 70%. Il virus ha avuto ripercussioni significative anche sulla emissione di CO2, pertanto se ragionassimo in termini di resilienza porremmo l’accento sul fatto che per la prima volta da anni i livelli di contaminazione atmosferica si sono drasticamente ridotti. Proprio come il traffico di Shanghai, ridimensionato di oltre il 40%. Non è un caso che in questi giorni immagini satellitari della Nasa e dell’Agenzia Spaziale europea abbiano mostrato una notevole riduzione del livello di inquinamento per diossido di azoto sulla Cina.

È cambiato il cielo sopra il Regno di mezzo. Un processo (positivo) solo temporaneo, spiega Yayo Herrero sulla rivista spagnola Contexto, destinato a cambiare non appena usciti dall’emergenza sanitaria. È un problema di civiltà – sottolinea l’antropologa madrilena – si è costruita una organizzazione materiale delle società che contrasta con i cicli della natura, oltre che con i vincoli e con le relazioni alla base della vita.

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