Vai in giro per la città in quei giorni di pacifica follia e ti imbatti in ogni angolo in uno gnomo, Topolino con relativa Minnie. Magari Asterix e Obelix, o generici indiani delle praterie, un paio di yeti, anche uno Zorro. Dentro ci intravedi, immagini, seriosi impiegati di banca, anche direttori di banca, oppure meccanici, idraulici scatenati. O ingegneri, imprenditori, studenti. Casalinghe con bambini, anche loro in costume. Sotto la maschera di Zorro c’era un turista tedesco, per dire. Così per una settimana, la settimana più colorata, scanzonata e screanzata, liberatoria, dell’anno a Tenerife.

E’ il Carnevale. Anzi il doppio Carnevale. Quello grandioso delle parate dei carri e degli spettacoli che colloca la manifestazione della piccola isola Canarie incredibilmente come il secondo più importante carnevale del mondo. Dopo quello di Rio de Janeiro, naturalmente. E questo, della gente. Il Carnevale popolare.

In quei giorni puoi dipingerti la faccia come un indiano sioux in assetto di guerra, metterti un kilt scozzese, farti realizzare un costume costoso e complicato, o semplicemente comprarti il costume di Spiderman dai cinesi per pochi euro, andarci in giro giorno e notte ed essere felice. E poi puoi averne diversi di costumi, uno al giorno, perché il gioco dura una settimana, e oltre. A conti fatti si allunga quasi a due, considerati gli “strascichi”. Verranno a decine di migliaia a vederti, sommando il milione di abitanti dell’isola a chi arriva dalle altre isole dell’arcipelago e i turisti che stazionano perennemente sull’isola. Le cronache parlano di due milioni di visitatori, addirittura. Fino a ieri si parlava del record della mitica edizione del 1987 con 250mila persone riunite tutte insieme. Al museo del Carnevale, dove si raccolgono i cimeli di tutte le manifestazioni, si vede la fotografia del gigantesco assembramento. Che neanche i Pink Floyd a Venezia nell’’89. Ma l’anno scorso pare si sia fatto di più: 400mila persone. Tutte insieme. Senza problemi. In questo 2020 non si sono ancora fatti i conti. Vedremo.

Il centro di tutto è Santa Cruz, la capitale della comunità autonoma delle Canarie (ruolo che condivide però con Las Palmas di Gran Canaria), sette isole a due passi dalla costa africana con un clima che tutti sognano, a metà tra la primavera avanzata e l’estate piena. Tanto che europei infreddoliti si trasferiscono a svernare o perfino per passarci il resto della vita. Città moderna, ricca, pacifica, linda e, evidentemente, gioiosa visto che con il Carnevale si gioca, anzi si fa sul serio, dal 1920. Con l’interruzione nel periodo della dittatura franchista.

Francisco Franco, che non doveva essere un tipo allegro, aveva vietato tutte le manifestazioni dal 1939 ma a Tenerife non si demorde e le feste si fanno clandestinamente. Nel 1961 il Carnevale diventa la Fiesta d’inverno, un Carnevale mascherato, insomma. Poi quando Franco lascia questo mondo nel 1979 la voglia di divertirsi in maschera, repressa per tanto tempo, esplode e dal 1980 i numeri diventano sempre più impressionanti, come le pazzesche decorazioni dei carri. Oggi è una istituzione consolidata e la sfida con Rio de Janeiro, con cui l’isola è gemellata, tiene viva l’emozione come in una derby di calcio.

Ogni anno si individua un tema diverso, che viene votato dalla popolazione. Questo del 2020 è stato “Los coquetos anos ’50”, cioè I civettuoli Anni 50, che sono stati il denominatore comune dei carri e delle sfilate. Il programma è sempre complesso ed è fatto di sfilate, ovviamente, ma anche di concerti delle bande tradizionale canarie, di spettacoli folcloristici, di danza, di qualsiasi cosa faccia spettacolo. Iniziato ufficialmente il 19 febbraio e finito il 1° marzo in realtà ha messo in movimento l’isola molto prima con i vari concorsi per definire la miglior banda musicale, il miglior gruppo di danza, e avrà strascichi per una settimana in più. Perché la voglia di finire non arriva mai. Per esempio per definire la “reina” del Carnevale. Cioè la più bella e affascinate delle ragazze al centro dei carri, incorniciate, da regine, in un turbinio di lustrini e di piume e architetture strabilianti.

Viverlo con il programma in mano è complicato. Da turisti bisogna semplicemente lasciarsi trascinare da quel che succede nelle strade e nelle piazze. Per finire davanti a succulenti piatti da strada della cucina spagnola. Se poi si vuole conoscere tutto del carnevale il museo dove sono raccolti i costumi che hanno fatto la storia lo racconta e c’è persino un teatrino con costumi a disposizione. Per abbigliarsi nei modi più assurdi e fantasiosi e portarsi a casa la propria immagine in maschera.

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