Il primo caso americano di Coronavirus manda di nuovo in tilt i mercati e stronca il rimbalzo di Milano che già aveva toccato il fondo. E così Piazza Affari che al quarto giorno di emergenza Coronavirus ha neutralizzato il tentativo di rialzare la testa della vigilia e ha archiviato le contrattazioni con un crollo del 2,66% a 22.799,37 punti, complici i dati sulla diffusione fuori dai confini cinesi che destano preoccupazione. Sull’obbligazionario, nuovo strappo al rialzo dello spread tra il Btp a dieci anni e il Bund tedesco, con il differenziale che oltrepassa la soglia di 162 punti base dai 149 di mercoledi.

“La volatilità dei prezzi degli asset sta crescendo rapidamente sulla scia dell’aumento del numero di nuovi contagi da coronavirus fuori dai confini cinesi, e le azioni italiane hanno perso tutti i guadagni accumulati da inizio anno. La riduzione del numero di nuovi casi potrebbe essere un catalizzatore per gli investitori che prevedono di investire”, sottolinea Matteo Ramenghi, chief investment officer Ubs Wm Italy.

Ma a Milano, dove le paure si erano già scatenate al massimo nei giorni scorsi e i titoli hanno perso talmente tanto da diventare nuovamente appetibili, la nuova ondata di vendite è arrivata solo di striscio. Ai principali listini europei, che in scia ai timori legati alla diffusione del coronavirus hanno perso molto più dell’Italia: a Francoforte l’indice Dax ha ceduto il 3,19% a 12.367,46 punti, a Parigi il Cac40 arretra del 3,32% a 5.495,6 punti, a Madrid l’Ibex perde il 3,55% a 8.985,9 punti e a Londra il Ftse100 lascia sul campo il 3,49% a 6.796,4 punti.

Molto male poi Wall Street, dopo il primo caso negli Stati Uniti dalle origini non accertate e venuto alla luce nella notte tra mercoledì e giovedì ha aperto in calo del 3 per cento. La Borsa americana sta così sperimentando il mese peggiore dal maggio del 2019 e la settimana peggiore dalla crisi finanziaria. Il Dow Jones è passato in sole dieci sedute da un record storico alla correzione di giovedì, al Nasdaq ci sono volute sei sedute.

Per Bank of America la crescita globale nel 2020 è destinata a scendere sotto quota 3%, su livelli che non si vedevano dalla grande recessione finanziaria. “Le interruzioni prolungate alle catene produttive in Cina danneggeranno le catene di approvvigionamento globali e la debolezza dei flussi turistici rappresenta un altro ostacolo per l’Asia”, ha detto Aditya Bhave, economista di BofA. Per il quale “focolai limitati, simili a quelli in Italia, sono possibili in molti Paesi provocando quarantene e influenzando negativamente il clima di fiducia”. La banca ha quindi ridotto la stima sulla crescita globale 2020 al 2,8% (dal 3,2%), il dato minore dal 2009.

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