“Ho chiesto la fiducia anche sulla base di un impegno solenne rivolto a tutti gli italiani di rilanciare il Sud, di abbattere le barriere che dividono il Paese, ridurre gli squilibri, arginare lo spopolamento, fermare l’esportazione delle migliori eccellenze, i giovani”. Il premier Giuseppe Conte ha presentato così, da un istituto tecnico di Gioia Tauro insieme al ministro per il Sud e la Coesione territoriale Giuseppe Provenzano e alla titolare dell’Istruzione Lucia Azzolina il Piano sud 2030. “È la prima volta che un governo progetta un impegno decennale per il sud”, ha rivendicato. Nel 2015 Matteo Renzi presentò il suo, con orizzonte al 2023. Se ne persero velocemente le tracce.

Il Piano Sud del governo prevede oltre 123 miliardi di euro. Nel periodo 2020-22 è previsto un impatto di 21 miliardi di euro (+65% rispetto al triennio 2016-18) massimizzando l’effetto delle misure della Legge di Bilancio 2020 per aumentare sensibilmente gli investimenti pubblici. A parità di risorse disponibili e senza oneri aggiuntivi per la finanza pubblica, gli interventi dovrebbero garantire “una maggiore dotazione di risorse e capacità spesa in conto capitale in media d’anno di circa 7 miliardi di euro, pari all’1,8 per cento del Pil del Mezzogiorno”. Questo grazie al riequilibrio delle risorse ordinarie, con l’effettiva applicazione della clausola che impone di destinare il 34% degli investimenti al Sud, al recupero della capacità di spesa della politica nazionale di coesione (Fsc) e al miglioramento dell’attuazione della programmazione dei Fondi Strutturali e di Investimento europei (Sie).

Parte integrante del presente Piano “sarà l’attività di nuova programmazione per il periodo 2021-27, delle risorse della politica di coesione nazionale ed europea”. Tra i punti principali c’è quello di “un Sud rivolto ai giovani”. In particolare si punta ad “investire su tutta la filiera dell’istruzione, a partire dalla lotta alla povertà educativa minorile, per rafforzare il capitale umano, ridurre le disuguaglianze e riattivare la mobilità sociale”. Per conseguire questo risultato il piano punta a “scuole aperte tutto il giorno”, “al contrasto alla povertà educativa e alla dispersione scolastica”, alla “riduzione dei divari territoriali nelle competenze”, al “potenziamento dell’edilizia scolastica“, “all’estensione No Tax area (senza penalizzare le Università)” e “all’attrazione dei ricercatori al Sud”.

C’è poi la parte relativa alle infrastrutture, materiali e sociali, come fattore di connessione e di inclusione sociale, per spezzare l’isolamento di alcune aree del Mezzogiorno e dei cittadini in condizioni di bisogno. Si punta ad affrontare l’emergenza viabilità secondaria, ad istituire un Fondo infrastrutture sociali per comuni medi e piccoli, a realizzare nuovi nidi al Sud, a favorire l’inclusione abitativa per cittadini e lavoratori svantaggiati, a creare ‘Case della salute’ per l’assistenza integrata e al rinnovo della dotazione tecnologica sanitaria.

Infine gli impegni del Green Deal al Sud e nelle aree interne. Per realizzare alcuni obiettivi specifici dell’Agenda Onu 2030 e mitigare i rischi connessi ai cambiamenti climatici sono previsti un ‘reddito energetico‘ per le famiglie; una sperimentazione di economia circolare; un potenziamento del trasporto sostenibile; contratti di filiera e di distretto nel settore agroalimentare; una gestione forestale sostenibile.

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