“Alla fine, anche l’imprenditore italiano con la migliore reputazione online – così assicura la classifica di Reputation Science – per fare cassa chiede i soldi allo Stato“. Così la rappresentanza sindacale (Cdr) dei Periodici Rcs Mediagroup respinge la richiesta dell’editore di 75 prepensionamenti e della cassa integrazione per 24 mesi. Nei giorni scorsi il patron Urbano Cairo ha deciso di chiedere lo stato di crisi per approfittare, appunto, della nuova tornata di prepensionamenti finanziati dallo Stato.

Il primo a reagire è stato il cdr del Corriere della Sera, che ritiene “irricevibile” il documento che avvia la procedura per i prepensionamenti in quanto, testualmente, “comporterà per il Corriere della Sera una riorganizzazione del lavoro dalla quale conseguiranno 50 esuberi su un organico complessivo di 354 giornalisti”. “Di fatto l’azienda ci prospetta un taglio del 15% del corpo redazionale. Un obiettivo inaccettabile perché comporterebbe un drastico impoverimento del giornale. Se poi il numero di 50 esuberi non dovesse essere raggiunto, la ricaduta economica per l’intera redazione sarebbe pesantissima. Questo in un’azienda che lo scorso anno ha distribuito dividendi per oltre 30 milioni”. A fronte di questi tagli, “Rcs prevede investimenti irrisori e di dubbia natura. Inoltre non viene confermato in maniera chiara ed esplicita il cambio del sistema editoriale, annunciato “entro il 2020” in una precedente riunione. In caso di prepensionamenti, infine, si parla di ingressi di “nuove figure legate al mondo digitale”, lasciando dunque intendere che possano essere non giornalisti. Prospettiva che il Cdr rigetta con forza”.

Nel pomeriggio è arrivata la nota dei giornalisti di Rcs Periodici: “Urbano Cairo, presidente e amministratore delegato di Rcs Mediagroup, che il 19 dicembre scorso arringava i giornalisti nelle sale della mensa aziendale dicendo ‘quando sono arrivato i dipendenti del gruppo erano 3.300 e tanti sono ancora oggi: l’unico imprenditore che non manda a casa nessuno sono io!’, una manciata di giorni dopo chiede lo stato di crisi”,. “Sulla carta la formula appare più elegante, ‘riorganizzazione per lo sviluppo digitale'”, stigmatizza il Cdr sottolineando che è “una decisione verso la quale i giornalisti ribadiscono la loro assoluta contrarietà”.

“Un’urgenza motivata da un’azienda in rosso? Niente affatto – ricorda il Comitato di redazione -. Solo nel 2018, l’utile di Rcs Mediagroup è stato di 85 milioni di euro; Cairo ha erogato premi ai dirigenti di prima fascia, distribuito dividendi a sé e ai suoi azionisti per 31 milioni e, presumibilmente, farà altrettanto nel 2020. Spiace constatare che quello che pareva l’imprenditore più coraggioso e innovativo, l’unico editore ‘puro’ del panorama italiano, anziché investire sulla professionalità dei giornalisti e sull’autorevolezza delle testate del gruppo, si limiti a ricorrere alla riduzione del costo del lavoro. E che la sua idea di sviluppo (digitale o meno) sia una banale richiesta di tagli, sostenuti dai fondi pubblici”.

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