Fiat Chrysler ha chiuso un accordo con l’Agenzia delle Entrate per chiudere il contenzioso legato alla valutazione del valore di Chrysler al momento della ristrutturazione di ottobre 2014. Pagherà 730 milioni di euro attraverso perdite fiscali pregresse. Il Fisco italiano chiedeva al gruppo più di 1 miliardo contestando un maggior valore degli asset Chrysler ai fini della exit tax per 2,6 miliardi rispetto a quanto dichiarato. “Abbiamo chiuso l’accordo senza alcun obbligo di versamento in contanti o sanzioni“, ha detto il direttore finanziario Richard Palmer in conference call sui risultati 2019.

Il gruppo ha chiuso il 2019 con un utile netto di 2,7 miliardi di euro, in calo del 19%, e un utile netto adjusted di 4,3 miliardi di euro (-9%). I ricavi netti sono in calo del 2% a 108,2 miliardi. Le consegne globali complessive sono pari a 4.418.000 veicoli, in calo del 9%, principalmente per la riduzione degli stock presso la rete di vendita in Nord America, le minori consegne della joint venture cinese e, in Europa e Medio Oriente, le iniziative sui canali di vendita e l’uscita di produzione di alcuni modelli. Il quarto trimestre si è però chiuso con ricavi netti in aumento dell’1% a 29,643 miliardi di euro e un utile netto a 1,6 miliardi di euro, in crescita del 35% sull’analogo periodo dell’anno precedente, utile netto adjusted a 1,5 miliardi di euro (+3%), ebit adjusted a 2,1 miliardi di euro e margine al 7,1%. Dopo i conti il titolo Fca ha guadagnato terreno a Piazza Affari dove ora fa segnare +2%.

Il coronavirus potrebbe avere però impatti negativi sulla produzione del gruppo. Il numero uno Mike Manley ha detto che uno stabilimento europeo di Fca rischia di chiudere “in 2-4 settimane” per la mancanza delle forniture dalla Cina. Manley ha creato un team dedicato all’interno per monitorare le forniture di parti e qualsiasi potenziale effetto negativo.

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