Un’interrogazione parlamentare che ha il sapore di una richiesta di sfiducia nei confronti di due dei tre amministratori che gestiscono l’attività del Consorzio Venezia Nuova travolto nel 2014 dallo scandalo delle tangenti. A firmarla sono undici parlamentari della Lega-Salvini Premier che hanno chiesto ai ministri dell’Interno e delle Infrastrutture “quali iniziative urgenti intendano assumere per una eventuale sostituzione dei due commissari straordinari provvisori, in carica rispettivamente dal 2014 e dal 2015”. Sostengono che vi sarebbero due motivi per farlo. Il primo: “L’evidente rallentamento di ogni attività sotto la loro pregressa e diretta gestione” per la realizzazione del Mose, ovvero le dighe che dovrebbero salvare Venezia dalle acque alte. Il secondo riguarda ”il drastico crollo dell’attività progettuale che avrebbe dovuto essere compiuta e presentata per l’approvazione al Comitato tecnico del competente provveditorato opere pubbliche di Venezia”.

L’interrogazione parlamentare fa la sua irruzione nel momento in cui attorno al Mose, dopo l’acqua alta eccezionale del 12 novembre scorso, si è riacceso l’interesse, accompagnato dall’impegno a concludere i lavori entro la fine del 2021. Il problema, secondo i leghisti, non sono tanto gli scandali degli scorsi anni, ma la gestione da parte dei due commissari che furono individuati sei anni fa dall’Autorità Nazionale Anticorruzione, come tentativo di rompere il meccanismo che aveva consentito alle aziende che controllavano i lavori del Mose di continuare a fare il bello e cattivo tempo. Con conseguente arricchimento illecito.

Che interesse ha la Lega a sollevare questa problematica? E’ interessata a completare in fretta i lavori o a togliere di mezzo gli amministratori voluti dall’Anac per attuare un’opera moralizzatrice? Primo firmatario è il trevigiano Dimitri Coin. Seguono le firme di altri dieci veneti: Franco Manzato, Marica Fantuz, Silvia Covolo, Alberto Stefani, Vania Valbusa, Erik Pretto, Mirco Badole, Angela Colmellere, Ketty Fogliani e Germano Racchella. Ricordano come dopo gli scandali che hanno travolto le imprese, su proposta dell’Anac, nel dicembre 2014 il prefetto di Roma dispose la gestione straordinaria e temporanea del Consorzio Venezia Nuova. Furono nominati due amministratori straordinari (Luigi Magistro e Francesco Ossola), a cui fu poi aggiunto nel 2015 un terzo amministratore (Giuseppe Fiengo). A loro sono stati attribuiti (fino al 31 dicembre 2021) “tutti i poteri e le funzioni degli organi di amministrazione dell’impresa, con riferimento alla completa realizzazione degli interventi relativi agli impianti meccanici ed elettromeccanici destinati a completare le opere alle bocche di porto, e pertanto del compito fondamentale del completamento dei lavori del Mose”. Nel 2017 Luigi Magistro si è dimesso e solo lo scorso novembre è stato nominato il suo sostituto, l’avvocato dello Stato Vincenzo Nunziata. Sempre a novembre c’è stata la nomina del nuovo commissario straordinario per lo sblocco dei cantieri del Mose, l’architetto Elisabetta Spitz.

“A distanza di oltre 5 anni dalla nomina dei commissari prefettizi – scrivono i deputati leghisti – sono sotto gli occhi di tutti una drastica riduzione dei lavori, e soprattutto delle progettazioni, e un rallentamento di ogni iniziativa volta alla rapida conclusione dell’importante opera infrastrutturale del Mose, come risulterebbe abbia rilevato anche il provveditorato interregionale per le opere pubbliche del Triveneto, con sede a Venezia”. Chiedono ai ministri di intervenire, anche perché “in questi anni le spese del Consorzio sono state ingenti, molto gravando su tali spese i compensi dei commissari, di oltre 280mila euro all’anno per ciascuno, da quanto risulta nel bilancio 2017 del Consorzio Venezia Nuova”.

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