“Se mi applaudiranno sarà una manifestazione d’amore, se mi fischieranno sarà comunque una manifestazione d’amore”. Sono stati fischi, magari anche d’amore chi lo sa. Di certo non sapeva proprio di tenerezza lo striscione con scritto “Gobbo bastardo”. La prima volta di Maurizio Sarri a Napoli da avversario non è stata come il tecnico la sognava. E non tanto per l’accoglienza, quella probabilmente se l’aspettava. Per il risultato: la Juventus, che è sua anche se di sarrista non ha quasi nulla, ha perso, giocando forse la peggior partita della stagione. E la colpa maggiore è stata proprio di Sarri.

Quando finisce una storia c’è sempre chi lascia e chi viene lasciato. Chi soffre e non fa nulla per mascherarlo, riversando insulti sulla vecchia fiamma come i tifosi napoletani. E chi invece ostenta superiorità, rivolge belle parole e professa buoni sentimenti, ma in realtà pure lui ribolle dentro. È il caso di Sarri, che si è presentato nella sua città da signore, “uscirò volendogli bene come prima”, aveva detto alla vigilia, e non si è smentito neanche dopo la sconfitta: “Meglio perdere con loro che con altri”. Tutta apparenza: i ricordi hanno tradito pure lui. Lo dimostra un dettaglio: la formazione.

In una serata importante, su un campo comunque difficile nonostante il periodo negativo del Napoli, in una giornata potenzialmente decisiva per il campionato dopo i pareggi di Inter e Lazio, la Juventus si è presentata al San Paolo con Dybala, Ronaldo e Higuain tutti insieme dal primo minuto. Un tridente su cui lui stesso Sarri si era pronunciato negativamente in passato, che la squadra ha dimostrato più volte di rigettare. Che in campionato era stato rischiato dall’inizio in appena due occasioni, contro Udinese e Sampdoria, e che non si vedeva da oltre un mese, dalle debacle in Supercoppa contro la Lazio, l’altra vera serataccia della Juve nella prima metà di stagione. Quel precedente, l’importanza della partita, le stesse convinzioni di Sarri suggerivano maggior prudenza, un assetto più tradizionale.

Forse Sarri ha un po’ sottovalutato gli avversari, pensando di avere gioco facile contro il derelitto Napoli delle ultime giornate. O forse si è solo lasciato trascinare dai sentimenti: dal desiderio di fare lo splendido davanti alla ex, non vincere ma stravincere, col bel gioco e il calcio offensivo, proprio come faceva a Napoli. Un’umana debolezza, un errore di presunzione pagato a caro prezzo, finendo per subire una lezione di tattica da Gattuso. Sarebbe ovviamente riduttivo attribuire la pessima prestazione bianconera tutta alla formazione: la Juve è apparsa fiacca, sotto ritmo, slegata, troppo brutta per dipendere solo da uno schieramento. Ma certo le scelte di Sarri non hanno aiutato, nemmeno il suo stato d’animo.

Poi una partita non cambia la storia: la Juventus resta prima, il Napoli decimo. Sarri è tornato in città da trionfatore: dopo l’addio la sua carriera ha spiccato il volo, con il primo successo europeo col Chelsea e la chiamata prestigiosa della Juventus, mentre il progetto di De Laurentiis è naufragato miseramente con la mediocrità di Ancelotti e ora la transizione affidata a Gattuso. Chissà che una nuova fase non possa essere cominciata proprio ieri sera. Sta di fatto che, a parte la breve infatuazione iniziale (più mediatica che reale) per Ancelotti, i tifosi napoletani hanno passato l’ultimo anno e mezzo a rimpiangere Sarri e la sua squadra. Ma nemmeno Sarri ha davvero dimenticato Napoli: lo ha dimostrato ieri sera.

Twitter: @lVendemiale

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