Che la riduzione del tetto all’uso del contante sia una scelta sensata in un Paese con l’evasione fiscale dell’Italia, anche ai fini del contrasto al riciclaggio, è opinione condivisa dagli esperti del settore. La Banca centrale europea però, in una lettera inviata a metà dicembre al ministro dell’Economia Roberto Gualtieri e ai presidenti delle Camere, ha espresso più di una perplessità sulla scelta del governo Conte 2 di portare la soglia da 3mila a 2mila euro a partire da luglio e ridurla ulteriormente, a mille euro, l’anno prossimo. Nella missiva, pubblicata su Twitter dal presidente della Commissione Finanze del Senato Alberto Bagnai, il membro lussemburghese del comitato esecutivo della Bce Yves Mersch non affronta le specificità italiane ma si limita a elencare una serie di caveat da tenere presenti prima di limitare i pagamenti in contanti, cosa che dal punto di vista dell’Eurotower “incide sul corso legale delle banconote in euro”. Il senatore leghista su Twitter ha commentato: “La Bce sì, ma solo quando fa comodo!”.

La lettera – inviata per conoscenza al governatore di Bankitalia Ignazio Visco e al commissario Ue agli Affari economici Paolo Gentiloni – ricorda tra il resto che la possibilità di pagare in contanti è “particolarmente importante per taluni gruppi sociali” e che il cash “è rapido, agevola il controllo sulla spesa” e costituisce l’unico mezzo di pagamento che “non consente legalmente di imporre tariffe per il suo utilizzo”. Inoltre “i pagamenti in contanti non richiedono un‘infrastruttura tecnica funzionale con i relativi investimenti, sono sempre disponibili” e “agevolano l’inclusione dell’intera popolazione nell’economia consentendole di regolare, in tal modo, qualsiasi tipo di operazione finanziaria”.

Prima di imporre limitazioni ulteriori come quelle previste dal decreto fiscale, sulla cui conversione in legge l’Eurotower chiedeva di essere audita, il governo avrebbe quindi dovuto secondo Mersch verificare “la disponibilità in tutti gli strati della società, a costi comparabili con i pagamenti in contanti”, di “altri mezzi legali di estinzione dei debiti pecuniari diversi dai pagamenti in contanti”. Inoltre “si dovrebbe dimostrare chiaramente che tali limitazioni permettano, di fatto, di conseguire la dichiarata finalità pubblica della lotta all’evasione fiscale” e “si dovrebbero sempre considerare le ripercussioni negative della limitazione in questione nonché se possano essere adottate misure alternative idonee a conseguire il relativo obiettivo con minori ripercussioni”.

Non solo: la direttiva Ue del 2015 sulla prevenzione del riciclaggio e finanziamento al terrorismo impone misure ad hoc di verifica della clientela solo nei casi in cui un commerciante effettui o accetti pagamenti in contanti di importo pari o superiore a 10mila euro. “Ne consegue che la proposta di legge dovrebbe stabilire una soglia proporzionata per le limitazioni ai pagamenti in contanti, tenuto conto degli obiettivi di tali limitazioni”.

In conclusione la Bce ricorda di aver “ritenuto sproporzionate” le limitazioni ai pagamenti decise dalla Grecia e dalla Spagna, che avevano fissato la soglia rispettivamente a 500 euro per le operazioni tra consumatori e imprese e a 1000 euro per quelle “In cui chi paga agisce nell’esercizio della propria attività commerciale o professionale”.

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