Centosettantasei persone morte per un “errore di comunicazione”. A bordo del Boeing 737 della Ukrainian Airlines precipitato l’8 gennaio poco dopo il decollo da Teheran c’erano molti iraniani emigrati per cercare un’opportunità all’estero: talenti accademici, coppie appena sposate, ingegneri. Tutti vittime dell’errore umano che ha portato gli operatori della contraerea iraniana a scambiare il velivolo per un cruise statunitense. A bordo, secondo funzionari ucraini, c’erano in tutto 82 iraniani, 63 canadesi, 11 ucraini, 10 svedesi, 4 afgani, 3 britannici e 3 tedeschi. Tutte di nazionalità ucraina le 9 vittime dell’equipaggio. E molti dei non iraniani erano in realtà cittadini provenienti dal Paese mediorientale e con passaporto straniero.

C’era anche la giovane Zeynab Asadi Lari, brillante studentessa del quarto anno di Scienze della Salute e promettente scienziata “fieramente competitiva con se stessa ma collaborativa con gli altri”, come la ricorda l’università di Toronto. Con lei è morto suo fratello Mohammad, studente di medicina. I due tornavano in Canada dalle vacanze in Iran come molti degli altri passeggeri.

Stavano rientrando a Montreal Siavash Ghafouri-Azar (35 anni) e sua moglie Sara Mamani (36 anni), entrambi ingegneri laureati alla Concordia University. Avrebbero dovuto inaugurare la loro nuova casa al ritorno dall’Iran, dove si erano appena sposati. Anche Arash Pourzarabi e Pouneh Gorji, informatici di 26 e 25 anni, si erano sposati il primo gennaio a Teheran: come Sara e Siavash stavano tornando a casa.

Tra le vittime ci sono anche dieci membri della comunità scientifica dell’Università dell’Alberta. Sterminata un’intera famiglia: Pedran Mousavi e sua moglie Mojgan Daneshmand, entrambi insegnanti alla facoltà di ingegneria, e le due figlie Daria e Dorina di 14 e 9 anni. All’università di Manitoba, Amir Shirzadi, studente di ingegneria biomedica, non riesce a credere a quello che è successo a uno dei suoi amici più cari, Amirhossein Ghassemi. “Non riesco a parlare di lui al passato – ha detto alla Ctv News canadese – Penso che tornerà qui. Che parleremo ancora. È troppo difficile usare il passato, troppo difficile. Non ci si può credere”.

Storie di uomini e donne alla ricerca di un futuro migliore, ma senza tagliare i legami con il proprio Paese, con le famiglie e gli amici. Tornare significava poter celebrare il matrimonio o festeggiare la tradizionale Shab-e Yalda il 21 dicembre, la notte più lunga dell’anno, che in Iran è un tradizionale momento di condivisione.

Sono 210mila i cittadini di origine iraniana che vivono in Canada e moltissimi tra loro hanno scelto il Paese nordamericano per specializzazioni e dottorati post laurea ma anche per le possibilità di lavoro e carriera accademica. Ma tra Canada e Iran, a causa delle sanzioni, non ci sono voli diretti. E la Ukraine International Airlines che volava da Teheran a Toronto via Kiev era compagnia molto utilizzata su quella rotta da studenti e ricercatori.

Sostieni ilfattoquotidiano.it: il tuo contributo è fondamentale

Il tuo sostegno ci aiuta a garantire la nostra indipendenza e ci permette di continuare a produrre un giornalismo online di qualità e aperto a tutti, senza paywall. Il tuo contributo è fondamentale per il nostro futuro.
Diventa anche tu Sostenitore

Grazie, Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Malta, l’avvocato Robert Abela è il nuovo premier: sostituisce Muscat coinvolto nell’inchiesta sull’omicidio di Caruana Galizia

next
Articolo Successivo

Francia, la protesta degli avvocati nei Tribunali: gettano le toghe a terra contro la riforma di Macron

next