Mentre si apre il referendum tra i lavoratori della Ferriera di Trieste, per approvare o respingere l’accordo raggiunto qualche giorno fa solo da una parte sindacale, il ministero dello Sviluppo economico e Fincantieri calano l’asso. Il ministro Stefano Patuanelli e l’amministratore delegato Giuseppe Bono si sono incontrati personalmente a Roma, con il presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, collegato in video conferenza. Hanno poi annunciato la prossima firma di un protocollo per scongiurare esuberi tra le maestranze di Siderurgica Triestina, parte del gruppo Arvedi, impegnate nell’area a caldo ormai avviata alla chiusura. Non è stato fornito alcun numero, ma l’impegno di Fincantieri sarebbe esplicito.

Intanto si vivono ore cruciali nel capoluogo giuliano, tra infuocate assemblee in fabbrica e tavoli di trattativa, paura di perdere il posto di lavoro e promesse istituzionali. In gioco vi sarebbero, infatti, i posti di una quarantina di lavoratori – su 450 – che altrimenti non è certo possano trovare ricollocazione nella bonifica dell’area o nelle lavorazioni a freddo di Servola.

Sicuramente l’annuncio del ministero (che non ha diffuso nessun comunicato) peserà sul referendum per la riqualificazione dello stabilimento, il cui esito non è affatto scontato e che impegnerà i lavoratori fino al 13 gennaio. Lo si è capito nel corso dell’ultima assemblea che si è tenuta a Servola in una sala gremita da trecento persone e carica di tensioni, con i delegati e la Rsu che sono stati oggetto di critiche anche aspre da parte dei lavoratori. La maggioranza delle sigle sindacali è infatti a favore dell’accordo con Siderurgica Triestina, ma questo non significa che lo sia anche la maggioranza delle maestranze.

Durante l’assemblea l’accordo è stato illustrato dal segretario provinciale della Uilm Antonio Rodà, ma sostenuto negli interventi anche da Umberto Salvaneschi (Fim Cisl), Cristian Prella (Failms) e Sasha Colautti (Usb). Non ritengono che vi siano margini per ottenere dalla proprietà qualcosa di diverso. “Se dovesse prevalere il no, vediamo molte più difficoltà a riprendere in mano una discussione”, ha detto Rodà. Nettamente contraria la Fiom (sono intervenuti Marco Relli e Thomas Trost) secondo cui le garanzie occupazionali non sono soddisfacenti. E quindi, per loro, l’invito ai lavoratori a votare contro sarebbe la premessa per riaprire il confronto.

Una certezza comunque c’è: l’area a caldo verrà spenta. Ma come sarà riconvertita la Ferriera e dove saranno impiegati i lavoratori? Secondo l’assessore Alessia Rosolen “la Regione è sempre stata impegnata affinché il progetto di riconversione dell’area a caldo della Ferriera facesse il paio con la piena tutela dei lavoratori e dei livelli occupazionali”. L’ex governatrice Debora Serracchiani, del Pd, ha invece denunciato “ricatti e brutti giochi sulla testa dei lavoratori”, riferendosi alla nota della proprietà Arvedi che, in caso di bocciatura dell’accordo, prevederebbe il riassorbimento dei lavoratori eccedenti solo in altri stabilimenti, non a Trieste.

Dopo l’assemblea i sindacati favorevoli all’accordo hanno inviato una lettera all’azienda e ai soggetti istituzionali chiedendo che sia “garantita l’occupazione esistente per tutta la durata dell’accordo di programma, inserendo una specifica sezione: in assenza di tali garanzie il solo accordo sindacale risulterà insufficiente a dare certezza e continuità occupazionale”.

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