Diverse spedizioni stanno tentando nei giorni gelidi del primo mese del nuovo anno l’assalto alle più alte vette della Terra, e non mancano già le polemiche. Le bombole d’ossigeno, per esempio sono additate, dal polacco Adam Bieleki, erettosi a campione dello stile alpino pulito, come doping: ce l’aveva con la spedizione al K2 organizzata, con un crowdfunding, dalla guida Mingma Gyalje Sherpa, che si è precipitano a smentire di usarle. Ma si discute persino della “liceità” di indossare scarponi con le solette riscaldate.

Naturalmente nessuno parla del vero e proprio doping, che è pratica assai in uso nell’alpinismo in quota, con impiego di medicinali e quant’altro, pressoché da sempre: le siringate che si cala la guida interpretata da Jake Gyllenhaal nel kolossal hollywoodiano Everest sono l’immagine cinematografica più o meno esagerata di quello che ha fatto – parola di Reinhold Messner – il 90 per cento degli alpinisti himalayani. Il grandissimo Hermann Buhl ammise di aver preso una metanfetamina allora piuttosto in voga, il Pervitin, per la prima salita al Nanga Parbat nel 1953, ma non mancano racconti di prime sfide agli Ottomila concluse grazie a iniezioni di cocaina.

Nel mirino di alcuni critici sono finiti anche gli italiani Simone Moro e Tamara Lunger, per aver preparato il fisico in una camera iper-barica di Bolzano, nel centro per la simulazione dei climi estremi dell’Eurac, dove torneranno anche per il de-acclimatamento. I due alpinisti, che ora sono saliti ai 5mila metri del campo base del Gasherbrum con un pugno di portatori pakistani e due fotografi al seguito, hanno utilizzato la struttura di un istituto d’eccellenza che utilizza al 60 per cento fondi pubblici della provincia (34,5 milioni nel 2019) e della Ue, che finanzia 54 progetti dei ricercatori bolzanini. Giusto per avere un termine di riferimento, comunque, qualche anno fa l’Asl di Bolzano chiuse bruscamente il contratto d’affitto di una camera iper-barica che serviva anche l’altra provincia autonoma altoatesina, Trento – spedendo poi a Verona e a Brescia i pazienti in cura – , perché considerava eccessivi i centomila euro annui di canone.

E’ finalmente finita la prima, delicata, importante e difficile fase di ricerca scientifica che ha obbligato me e Tamara…

Pubblicato da Simone Moro su Martedì 17 dicembre 2019

La figura che fu eroica e popolare dell’alpinista, del figlio d’emigranti Cassin e dell’operaio Bonatti, è stata definitivamente travolta e sottomessa alle logiche del sistema economico: il Campione di oggi è un imprenditore post-moderno a tutto tondo, come l’Arti-star è la figura specchio della quintessenza dell’ordo-liberismo finanziario.

Sentite, per esempio, in quali termini un Grande riconosciuto come Moro si è schierato in difesa di Nirmal Purja, il nuovo recordman degli Ottomila, che li ha saliti tutti e 14 in poco più di 6 mesi: “La sua è stata una logistica perfetta, una strategia efficace, un team fortissimo, una resistenza fisica e mentale straordinaria, e una capacità comunicativa e diplomatica che ha trasformato il suo progetto in una performance apparsa e commentata anche nei telegiornali e sui quotidiani di tutto il mondo”. Purja ha clamorosamente segnato l’irruzione sulla scena alpinistica maggiore della nuova generazione degli Sherpa, una sorta di riscatto borghese dopo anni di servitù agli occidentali, e perciò l’eventuale prima invernale al K2 di Mingma Gyalje Sherpa si è già caricata di un valore particolare.

In ogni caso Purja è riuscito a pubblicizzare la sua agenzia anglo-nepalese Elite Himalayan Adventures, di cui fa parte anche lo sherpa co-recordman di Nirmal. Elite non limita i suoi servizi solo alle persone: a novembre Purja e i suoi hanno battuto un altro record, purtroppo, srotolando dalla vetta dell’Ama Dablan, il Cervino nepalese, una gigantesca bandiera del Kuwait, 100 metri per 20. Organizzano anche ascensioni “su misura”, come abiti di sartoria, ma la concorrenza è agguerrita.

Ora che il progetto è stato completato e che da due giorni tutti i giornali ne parlano, abbandonata la prima sbornia…

Pubblicato da Simone Moro su Mercoledì 30 ottobre 2019

Dalla prossima estate un’altra agenzia tra le più note, Seven Summit Treks, offre una versione VVip – con la doppia V – della scalata all’Everest: per 130mila dollari a persona (cioè più del doppio dell’attuale prezzo medio) si possono avere “cibo e servizio di lusso, comunicazione (telefono satellitare e internet 24 ore su 24), tenda medica (medico a disposizione 24 ore su 24), spazio di lavoro, tenda personale con letto king-size, cucina, doccia calda e bagno al campo Base; inoltre, campo privato in ogni campo alto”. Per arrivare in cima, sarete aiutati da una guida con tre sherpa e “bombole d’ossigeno senza limiti”. Ancora, precisa il depliant: “Due ore di volo in elicottero intorno all’Everest per riprese panoramiche dell’Himalaya”. Naturalmente, sempre gli elicotteri garantiranno frutta fresca, ortaggi, carne ed eventuale “evacuazione medica”.

Gentile omaggio finale, “un film documentario di tutto il viaggio con apposito fotografo dall’aeroporto alla vetta dell’Everest”. Chissà se tra le musiche di sottofondo, oltre ai campanellini di rito, ci sarà anche quel tocco cinematografico in più, che so?, il tema della Cavalcata delle Valchirie o un Vangelis da Momenti di gloria.

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