Fu l’inizio della lunga catena di attentati in Francia e in giro per l’Europa. Diciassette morti e la redazione del settimanale Charlie Hebdo decimata fecero scoprire a Parigi il terrore jihadista. Cinque anni fa i fratelli Cherif e Said Kouachi assaltarono la sede del giornale di satira uccidendo 12 persone presenti, giornalisti, operatori, invitati, poliziotti. Fuggirono gridando “abbiamo vendicato il profeta Maometto! Abbiamo ucciso Charlie Hebdo!”.

Oggi la Francia ricorda l’attentato che diede il via a una lunga serie nera, culminata pochi mesi dopo – a novembre 2015 – nella strage dei bistrot parigini e del Bataclan. “Ieri – scrive Riss, direttore di Charlie Hebdo, nel suo editoriale commemorativo – dicevamo ‘merde’ a Dio, all’esercito, alla Chiesa, allo Stato. Oggi, bisogna imparare a dire ‘merde’ alle associazioni tiranniche, alle minoranze narcisistiche, ai bloggers che ci bacchettano come maestrine. Oggi, il politicamente corretto ci impone ortografia di genere, ci sconsiglia di usare parole che potrebbero disturbare”.

Morirono, in quell’assalto, firme popolarissime come Charb e Wolinski. Mentre nelle stesse ore, un complice dei Kouachi, Amedy Coulibaly, colpì la comunità ebraica prendendo degli ostaggi nel supermercato Hyper Cacher alle porte della capitale. Uccise 4 persone prima di essere a sua volta ucciso dalle teste di cuoio. Il giorno prima, aveva assassinato una poliziotta a Montrouge, a sud di Parigi. Quarantotto ore dopo l’assalto parigino, la caccia ai Kouachi si concluse in una tipografia della banlieue dove i fratelli furono uccisi dalle forze speciali.

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