Continua a mietere vittime l’offensiva del regime siriano, appoggiato dalla Russia, contro l’ultima roccaforte dei ribelli, tra cui diversi gruppi jihadisti, nella provincia di Idlib. Questa volta missili terra-terra lanciati da Damasco hanno colpito una scuola nella città di Sarmeen, utilizzata come rifugio e affollata di studenti e insegnanti, uccidendo otto civili, tra cui quattro bambini. A riferirlo è l’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani, con base a Londra, che parla anche di 16 feriti, alcuni in condizioni gravi.

Quelle di Capodanno sono solo le ultime vittime di una battaglia, quella per piegare una delle ultime sacche di resistenza al regime di Bashar al-Assad, che va avanti dall’aprile scorso e che ha provocato oltre mille morti e una crisi umanitaria che, secondo i dati diffusi dall’Ocha, l’ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento dell’azione umanitaria, conta oltre 235mila sfollati solo dal 15 dicembre, quando si sono di nuovo intensificati gli attacchi della coalizione filo-governativa.

Sui bombardamenti che colpiscono scuole e ospedali si è concentrato il New York Times che mercoledì ha documentato sette raid su strutture sanitarie considerate off limits, contrariamente a quanto imposto dal diritto internazionale. Il giornale attribuisce almeno quattro di questi attacchi ai militari siriani, uno all’aviazione russa e un’altro ai ribelli. I sette siti sono stati evidenziati in un’indagine condotta dall’Onu a partire dallo scorso agosto, che cita 60 attacchi a centri medici a partire da aprile. Di questi, ben 29 erano su una lista di luoghi off limits secondo il diritto internazionale. Secondo fonti diplomatiche citate dal quotidiano, la Russia sta cercando di evitare la pubblicazione del rapporto Onu. Alcuni critici considerano intanto il rapporto troppo limitato. “Non pensiamo sia adeguato”, ha detto al Nyt Mufaddal Hamadeh, presidente della Syrian American Medical Society.

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