La commissione di Vigilanza Rai ha deciso all’unanimità di trasmettere ai pm gli atti dell’audizione del presidente Marcello Foa e dell’ad Fabrizio Salini. I due sono stati auditi separatamente in merito al tentativo di truffa con una mail arrivata da un account che si spacciava per l’allora ministro Giovanni Tria. La decisione è stata presa all’unanimità e poco prima, con il solo voto contrario del segretario della commissione, il renziano di Italia Viva Michele Anzaldi, la bicamerale ha deciso di secretare le audizioni. La scelta di rivolgersi alla magistratura, è il ragionamento a Palazzo San Macuto, nasce dal fatto che le versioni riferite dai due protagonisti risultano “discordanti su alcuni punti, tanto da giustificare la decisione di inviare la documentazione in Procura”.

Secondo fonti dell’azienda interpellate da ilfattoquotidiano.it che sta ricostruendo la vicenda, il caso risale a fine aprile scorso. Il presidente Foa quel giorno riceve una mail intestata all’ex ministro dell’Economia dell’allora governo gialloverde con la richiesta di finanziare per un milione di euro un progetto. Il presidente, che in un primo momento non avverte nessuno dell’azienda, entra anche in contatto con un misterioso avvocato che si sarebbe presentato come intermediario. In una seconda fase Foa incontra l’amministratore delegato Salini e gli riferisce della richiesta ricevuta e lo fa senza avanzare dubbi sull’autenticità del contatto. Sarebbe stato proprio l’ad a verificare il fatto con Tria direttamente il fatto e, in seguito, a sporgere querela. Un intervento considerato “provvidenziale” tanto che ha permesso di fermare la truffa: nel secondo colloquio con Foa, l’ad gli spiega quanto scoperto e lui, ancora incredulo, contatta davanti a Salini l’avvocato in questione. Il tentativo di contatto dei presunti truffatori va avanti, fino ad arrivare allo stesso Salini che, raccontano altre fonti interne, dopo l’incontro con Foa, riceve una mail dal misterioso legale che si rivela sorprendentemente ben informato sui dubbi e le verifiche che l’azienda stava portando avanti.

Le audizioni oggi hanno cercato di chiarire proprio l’esatta dinamica dei fatti. Ma al di là di quanto sarà la magistratura a dover stabilire, il caso ora è diventato politico. Foa, secondo alcune fonti interne, ha accusato il sistema informatico dell’azienda che si sarebbe rivelato debole e soprattutto penetrabile dall’esterno. Una linea difensiva che mette sotto accusa direttamente la Rai e il suo amministratore delegato, mostrando – una volta di più – i rapporti molto tesi su un fatto che di per sé avrebbe già potuto essere archiviato come semplice episodio di phishing (e dei più classici). Salini a sua volta, raccontando la cronologia degli avvenimenti, non ha nascosto le difficoltà di gestione del caso da parte del presidente dell’azienda. Insomma: se il caso avrebbe potuto essere archiviato rapidamente con l’assunzione di responsabilità del singolo e la soddisfazione per la truffa sventata, le audizioni in commissione Vigilanza Rai hanno fatto capire che la storia si trascinerà ancora a lungo. Tanto più che Foa è stato eletto presidente da una maggioranza molto diversa da quella che attualmente sostiene il governo, tanto che qualcuno dal centrosinistra – su tutti lo stesso Anzaldi – da settimane chiede e auspica un cambio al vertice.

A chiedere chiarimenti sulla truffa del finto Tria nei giorni scorsi erano stati Pd e Italia Viva, ma anche Forza Italia. E il sindacato Usigrai ha lamentato il fatto di essere stato, insieme a tanti altri, tenuto all’oscuro di quanto accaduto. Se il fatto in sé, è il ragionamento, non ha comportato alcun danno economico per l’azienda pubblica, diversa è la questione politica e soprattutto il danno di immagine che ne è conseguito.

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