Festival di Sanremo 1995. Era l’anno del trionfo tra i Big di Giorgia con “Come Saprei”, mentre nella categoria Nuove Proposte vincevano i Neri per Caso con “Le ragazze”, diventato poi un vero e proprio tormentone. Ma quell’anno c’è stato un altro artista, sempre nel girone Giovani, arrivato solo sesto, ma che ha rivoluzionato il mondo del pop rock italiano. Capelli lunghi, labbra carnose, viso da bello e maledetto, un maglioncino semplice, quel ragazzo 23enne, già dalle prime note, lasciava presagire che avrebbe lasciato un segno negli Anni 90: “Un viaggio ha senso solo, senza ritorno ma non in volo…”. Gianluca Grignani, in realtà, aveva colpito già l’anno prima, nel corso delle selezioni per il girone, per l’intensità de “La mia storia tra le dita”. Sempre controcorrente, quasi inconsapevole della sua bellezza e della sua bravura. Era il sex symbol per qualsiasi donna, matura o giovane che fosse, fenomeno unico ad oggi mai replicato. Grignani colpiva per il suo carattere e quel pizzico di strafottenza, che lo rendeva simpatico a tutti. Dopo il boom dell’album “Destinazione paradiso” (700mila copie vendute in Italia e quasi un milione in tutto il mondo), Grignani tira il freno a mano e pubblica nel 1996 il visionario e contemporaneo “La fabbrica di plastica”. Uno schiaffo al “sistema musicale” sin dal taglio dei capelli, una versione artistica completamente inedita per chi, come lui, avrebbe potuto vivere di rendita come sex symbol del mondo pop italiano. Invece l’artista mette davanti a tutto la voglia di stravolgere i canoni musicali, disorientando non poco il suo pubblico. Poi una carriera di alti e bassi, il matrimonio con Francesca Dall’Olio e tre figli. Incurante dei paparazzi, del gossip e della cronaca, il cantautore è stato anche al centro di un provvedimento giudiziario – resistenza a pubblico ufficiale – nel 2014, poi risolto con un patteggiamento. Ma alla fine Grignani è come l’araba fenice. Pronto a risorgere dalle sue ceneri.

Oggi Grignani ha 47 anni, è in gran forma, sorriso smagliante, sicuro di sé. Lo abbiamo incontrato, in occasione del lancio del suo nuovo singolo, che rompe un silenzio artistico durato tre anni. Sembra quasi un altro uomo, ma è sempre lo stesso artista dal talento innato. “Sono un esistenzialista, per me la musica è il mezzo per esprimermi e per riuscire a star al fianco agli altri, un elemento fondamentale della mia vita. – esordisce così a FqMagazine – Però so anche che la forza per andare avanti risiede nella nostra necessità di contatto umano. Mi sono guardato allo specchio e mi sono reso conto che era arrivato ‘quel’ momento, un po’ come quando diciassettenne avevo preso in mano la chitarra per la prima volta e mi dissi ‘ora o mai più’”. Dietro la rinnovata serenità c’è anche una disciplina orientale, che l’artista ha abbracciato da qualche anno: “Con lo Yoga ho scoperto che riuscivo a tranquillizzarmi. È un buon sostitutivo a qualsiasi tipo di psicofarmaco, Xanax e queste cose così (ride, ndr)”.

Poi il discorso torna serio e Gianluca Grignani ci racconta quanto a volte possa essere difficile trovare la forza di andare avanti, nel suo caso è stata la musica a salvarlo, sempre e dovunque. “A un uomo o una donna in difficoltà, qualsiasi tipo di difficoltà possa trovarsi, – spiega – consiglierei di guardarsi dentro, però io non posso dare né nessun consiglio, ma solo il cattivo esempio (ride, ndr). Del resto come diceva Fabrizio De André: ‘La gente dà buoni consigli, quando non può più dare il cattivo esempio’”.

Per Gianluca è un momento speciale, perché con la sua etichetta indipendente Falco a metà e con distribuzione Sony Music Italia è pronto a lanciare “Tu che ne sai di me”, dal primo gennaio 2020 in radio. Anno nuovo, vita nuova. “Ormai i tempi della musica sono cambiati, se oggi presento un singolo è per dare il via ad un progetto molto più ampio, che comprende sessanta brani inediti. – dice Grignani – Tutte queste canzoni saranno contenute in una trilogia di dischi: ‘Verde smeraldo 1’, ‘Verde smeraldo 2’ e ‘Verde smeraldo 3’. I titoli inizialmente dovevano essere diversi e riprendere uno degli inediti contenuti nel singolo disco. Poi ho pensato al verde smeraldo che per me, soprattutto nel periodo della mia infanzia, ha avuto un significato molto speciale, che per ora non svelo. Il lavoro legato a queste 60 canzoni, che sono quelle che ho scelto, parte da molto lontano e non a caso le canzoni che ho scritto sono molte di più di 60”.

Un lavoro lungo e quotidiano, come lui stesso confessa: “Ho passato giornate intere nel mio vecchio studio al piano terra, di notte, a registrare con la mia voce e col telefonino le mie canzoni. Solo di tanto in tanto aprivo la finestra per capire cosa stesse succedendo lì fuori (ride, ndr). Poi ho fatto costruire il mio studio attuale, ‘La fabbrica di plastica‘, con tutti i dettagli necessari per essere un luogo all’avanguardia e dal suono perfetto. Ho perso due diottrie per la vista, perché mi sono dato da fare con il computer per cercare le soluzioni migliori. Sono diventato un nerd della musica! Il mio studio sarà anche a disposizione di tutti gli aspiranti artisti che vorranno spedirmi il loro materiale, così che potrò ascoltare e valutare chi produrre. Darò loro la possibilità di esprimersi, basterà semplicemente mandare al mio indirizzo email i provini”.

Nonostante abbia partecipato sei volte, Grignani non ci pensa a tornare sul palco del Teatro Ariston. “A Sanremo non vado. – risponde secco – Ho un altro percorso da fare e le canzoni non mancano. Alla fine il Festival di Sanremo è solo un contenitore per la musica, meglio viene usato e meglio è, peggio viene usato e peggio è. Anche X Factor è un contenitore, dipende da come lo riempi”. Lo sguardo per un attimo torna al suo passato, a quando nel 1996 – ai tempi del tanto criticato ‘La fabbrica di plastica’ – disse no a Sanremo e a trasmissioni dove si suonava solo in playblack. Lo rifarebbe? “Non solo direi tutti quei no, ma sono anche consapevole che ne avrei dovuti dire anche molti più, perché poi è successo che mi sono seduto un po’ su me stesso, sugli allori… Avevo due ali che mi impedivano di volare perché non erano le mie. Oggi quello che ho voluto fare è riguardare quel Gianluca e dire ‘Oh Grignani torna! Ritorna ad essere quello che volevi essere!’. Questo non vuole dire che io abbia fatto cose che non mi piacessero, ma sicuramente ho subito un po’ l’influenza di tante persone che mi circondavano, anche dei discografici. Oggi ho un grande rispetto per la musica ma a questa età ed oggi, devo dire che ho un’altra consapevolezza”. Insomma oggi con Gianluca si parla solo di musica, arte e talent scout, sono lontani i momenti del clamore mediatico, nel bene e nel male: “Non voglio finire sui siti di gossip, ma se ci devo finire voglio solo sia per la mia musica”. Palla al centro.

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te.

In queste settimane di pandemia noi giornalisti, se facciamo con coscienza il nostro lavoro, svolgiamo un servizio pubblico. Anche per questo ogni giorno qui a ilfattoquotidiano.it siamo orgogliosi di offrire gratuitamente a tutti i cittadini centinaia di nuovi contenuti: notizie, approfondimenti esclusivi, interviste agli esperti, inchieste, video e tanto altro. Tutto questo lavoro però ha un grande costo economico. La pubblicità, in un periodo in cui l'economia è ferma, offre dei ricavi limitati. Non in linea con il boom di accessi. Per questo chiedo a chi legge queste righe di sostenerci. Di darci un contributo minimo, pari al prezzo di un cappuccino alla settimana, fondamentale per il nostro lavoro.
Diventate utenti sostenitori cliccando qui.
Grazie Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Ilary Blasi presenta Donna Paola ma i followers si scagliano contro la nuova arrivata in famiglia: “Sembra un pipistrello”

next
Articolo Successivo

Fabrizio Corona di nuovo a processo per il falso flirt tra il calciatore Marcelo Brozovic e Wanda Nara

next