L’aggancio di tacco, il tocco leggero a bersi Laurent Blanc e Christian Panucci e il pallone depositato alle spalle di Fabrizio Ferron davanti agli occhi di Roberto Baggio. Sono passati vent’anni da quel gol che spinse l’Italia a sognare di aver scovato un nuovo fuoriclasse. Se poi Antonio Cassano da Bari Vecchia lo sia stato davvero, un fuoriclasse, sarà per sempre oggetto di discussioni, infinite e senza risposta.

Resta certa l’origine del brillio della stella di Cassano: 18 dicembre 1999, quando al San Nicola di Bari si presenta l’ambiziosa Inter di Marcello Lippi. Per costruirla e accontentare il tecnico che avrebbe dovuto riportare gli scudetti e le vittorie nella Milano nerazzurra, Moratti al solito non aveva badato a spese. Quasi 200 miliardi di lire investiti in estate per i cartellini di Vieri, Peruzzi, Jugovic, Panucci, Georgatos, Di Biagio, Blanc. Ronaldo il Fenomeno già era in rosa, ma rotto, e c’era anche Baggio. Una squadra di campioni, con Lippi che, al netto del brasiliano, ha problemi di abbondanza.

Fascetti in quel dicembre era nella situazione esattamente contraria: l’attacco titolare, composto da Masinga e Osmanovsky è ai box, le riserve pure, e deve pescare nella Primavera. E quindi contro una difesa composta dal campione del mondo Blanc e da uno dei migliori difensori al mondo, Panucci, Fascetti è costretto a schierare titolare un 18enne nigeriano beccato in Serie B belga dal ds Regalia, Hugo Enyinnaya, e un 17enne che aveva esordito solo una settimana prima, Antonio Cassano, interista peraltro.

Entrambi manderanno ai matti gli avversari. Dopo 7 minuti Enyinnaya spara un siluro dalla trequarti che si infila nel sette e porta il Bari in vantaggio. Il San Nicola esplode per quel gol, Bari esplode per un gran gol, senza sapere che un’ora dopo troverà il suo eroe. L’Inter intanto pareggia con Bobo Vieri, il regalino da 90 miliardi di Moratti a Lippi. Ma in mezzo al campo le star sono i due giovanotti baresi: Enynnaya sfiora la doppietta sì, ma l’altro, il ragazzino imberbe e brufoloso che viene da Bari vecchia è roba da stropicciarsi gli occhi.

Ha 17 anni, accarezza il pallone e soprattutto irride gli avversari con quella sfrontatezza che sarà il suo marchio di fabbrica: si ferma, manda a vuoto un avversario, riparte, lancia un compagno al millimetro: senza mai andare in trance agonistica, quasi con la risata sul viso, strafottente. È il calcio, anzi, è “il pallone” che ha imparato in strada, non quello delle scuole che pure ha frequentato.

Gli “ohhh” di meraviglia per i tocchi di quel ragazzino si trasformano in urla e applausi all’89esimo: Bari e Inter sono ancora sull’1-1, al San Nicola va benissimo, a Fascetti pure. A Cassano no, ché a Bari Vecchia quando giochi per strada i pareggi, come i pali delle porte, non esistono. Manca un minuto e Perrotta la lancia lunga dalla trequarti barese: è più un alleggerimento che qualcosa con velleità offensive, ma Cassano la controlla col tacco, se la porta avanti, vede Blanc e Panucci che recuperano di gran carriera e non si scompone, sfrutta la loro inerzia e fa il movimento contrario mandandoli fuori giri, la mette sul primo palo e batte Ferron. Sono passati vent’anni: di Enyinnaya si sono perse le tracce, ha girovagato tra Polonia e serie minori italiane, oggi pare sia tornato in Nigeria. Ha smesso di giocare anche Cassano: oggi fa l’opinionista e si è appena diplomato direttore sportivo. Chissà che non sia lui a scoprire il nuovo Cassano.

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