Dodici giorni prima di essere assassinato Luca Sacchi aveva accompagnato l’amico d’infanzia Giovanni Princi a un incontro con Fabio Casale. Un elemento annotato tra gli atti in possesso della Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, che oltre a indagare sulla morte del personal trainer 24enne, freddato con un colpo di pistola alla tempia davanti al pub John Cabot nel quartiere Colli Albani, sta provando a ricostruire la rete che ruota attorno al presunto scambio di droga, in cui il promotore sarebbe stato proprio Princi, arrestato con l’accusa di traffico di droga con i due pusher di San Basilio, Valerio Del Grosso e Paolo Pirino. Casale, spiegano fonti investigative, ha una condanna in primo grado a 16 anni per droga, coinvolto in un’inchiesta insieme ad altri trafficanti colombiani e boliviani, che avrebbero tentato di importare in Italia quantità di stupefacenti dal Sud America.

Secondo la ricostruzione della pm Nadia Plastina, Princi avrebbe dovuto incontrare Casale per affari l’11 ottobre. L’appuntamento però è interrotto dall’intervento di alcuni poliziotti, che identificano i tre soggetti. Da quel momento in poi, Casale e Princi non si sarebbero più incontrati, e Princi avrebbe iniziato a tenere un profilo più basso.
Una volta saltato il canale di approvvigionamento con Casale, spiegano gli inquirenti, Princi avrebbe deciso di tentare un’altra strada, rivolgendosi ai pusher di San Basilio ed entrando quindi in contatto con Del Grosso e Pirino. I due giovani erano stati incaricati da Marcello De Propris nella gestione della trattativa e della consegna di 15 kg di hashish, del valore di 70mila euro. Ma qualcosa quella sera va storto. I pusher alla vista dei contanti decidono di derubare gli acquirenti, colpiscono con una mazza Anastasiya Kylemnyk, fidanzata di Luca, e sparano alla tempia del ragazzo. Sono tutti e tre detenuti con l’accusa di traffico di droga e concorso in omicidio, anche se a esplodere il colpo mortale è stato Del Grosso.

Che il core business di Princi fosse la droga, annotano gli investigatori, sarebbe certificato dalla testimonianza di un acquirente, sentito a sommarie informazioni, che conferma di aver “comprato regolarmente marijuana e hashish” da Princi, il quale “era sempre fornito”, e di averlo incontrato anche “insieme a Clementina” Burcea, la sua fidanzata. Per comunicare con Princi, l’acquirente usava Wickr me, un’applicazione di messaggistica per smartphone che si basa su algoritmi di crittografia di livello militare per rendere le chat segrete.

Uno dei luoghi in cui si davano appuntamento era proprio il John Cabot, il pub dove la notte del 23 ottobre sarebbe dovuto avvenire lo scambio. Il giovane acquirente a fine ottobre contatta Princi per comprare una nuova dose, ma il suo fornitore si sarebbe negato. “Non hai visto cosa è successo in tv? Non possiamo sentirci più”, gli avrebbe risposto. Nell’informativa dei carabinieri è citato l’interessamento di Princi e della fidanzata Burcea nell’acquisto di “un appartamento in vendita a Perugia”. L’agente immobiliare racconta di aver incontrato i due giovani ragazzi, “molto interessati all’immobile” con l’intenzione di voler avviare “l’attività di bed and breakfast”. Un elemento su cui si interrogano gli investigatori, che desiderano capire con quali soldi Princi e la compagna avrebbero potuto acquistare l’immobile.

Negli ultimi mesi si era creato un forte legame tra Sacchi e Princi, tale da spingerli ad affittare insieme una casa, per andare a convivere insieme alle rispettive fidanzate. Nella “prima decade di ottobre”, si legge negli atti, Anastasiya e Luca contattano un agente immobiliare per trovare “un appartamento in zona Appio Latino” che possa essere libero già da novembre. La coppia individua due diverse case, “entrambe con due camere da letto più servizi”. Sarà Anastasiya a recarsi il 17 ottobre all’agenzia per versare “una caparra di 900 euro”, pari a una mensilità, per bloccare l’appartamento. In quella circostanza, Anastasiya è accompagnata dalla Burcea, presentando all’agente come la “cugina di Sacchi”.

Qualche giorno dopo la morte del ragazzo, sarà il patrigno della Kylemnyk a “ritirare la proposta” per l’affitto e recuperare la caparra. Questo elemento, secondo gli investigatori, servirebbe a dimostrare che Anastasiya, e in conseguenza Luca, non potevano non sapere che l’attività di Princi ruotasse attorno agli stupefacenti. La babysitter ucraina, accusata di traffico di droga, ha negato ogni coinvolgimento con l’affare, ma avrebbe trascinato Luca, con il suo forte ascendente, allontanandolo dalla famiglia. La ragazza non si recava più a casa Sacchi, da quando la madre aveva fatto notare al figlio la strana intesa tra Anastasiya e Princi. “Mamma tu sei sempre nervosa, ecco perché non viene”, avrebbe detto Luca. Un risentimento verso la suocera, che la Kylemnyk avrebbe covato anche dopo la morte del fidanzato. In un’intercettazione del 3 novembre, la giovane babysitter dialogando con un’amica si sfoga: “Quella c’ha ‘na famiglia piena de calabresi ignoranti – dice Anastasiya riferendosi alla madre di Luca – il padre comunque è carino, lei che è ‘na cozza, ‘na botte, do’ cazzo va?”.

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