Tensione nella maggioranza per la candidatura del senatore M5s Elio Lannutti alla presidenza della commissione banche. Il Partito democratico e Italia viva chiedono che faccia un passo indietro, ma pure gli stessi 5 stelle ribadiscono le loro perplessità tanto che, fonti interne del Movimento, fanno sapere che “la scelta sarà condivisa” con la maggioranza. Ma mentre per il ministro Stefano Patuanelli “ha capacità indiscutibili”, per il segretario dem Nicola Zingaretti “non è opportuno il candidato alla presidenza…” e “occorre valutare una nuova candidatura, su questo non c’è discussione”.

A far discutere non è solo il fatto che il senatore grillino sia stato indagato a febbraio 2019 per un tweet antisemita, ma in più gli viene contestato il ruolo del figlio attualmente impiegato della Banca Popolare di Bari nell’ufficio Enti con sede di Roma. Il parlamentare però insiste: nel primo pomeriggio ha incontrato Beppe Grillo insieme all’ex pm Antonio Di Pietro e al termine del colloquio ha ribadito che non intende fare un passo indietro. Al suo fianco, inatteso, si è schierato il ministro dello Sviluppo economico che in serata, ospite di Stasera Italia, ha detto: “Non si può discutere la capacità di Elio Lannutti per la sua storia, la sua esperienza e la battaglia di una vita accanto ai truffati”. Patuanelli ha difeso la candidatura del senatore M5S contestata per il ruolo del figlio: “Che conflitto c’è? Mica è un dirigente della banca”. Molto duro il commento che il ministro ha riservato alla gestione di Bankitalia della vigilanza sul caso Bari: “È evidente che Bankitalia non esercita fino in fondo la sua funzione, cosa che è costata il fallimento di molte banche e di molte famiglie”, ha detto.

Il tema banche ha agitato la maggioranza per tutta la giornata. Se già la candidatura di Lannutti non era apprezzata tra i soci di maggioranza, la rivelazione sul figlio ha fatto crescere i malumori. Proprio per salvare la Banca popolare di Bari infatti è intervenuto il governo nei giorni scorsi e – secondo Pd e Iv – il senatore sarebbe in conflitto d’interessi. Lannutti, fermato dai giornalisti dopo il faccia a faccia con il garante del Movimento, ha minacciato di querela chi lo accusa: “Io non ho mai voluto denunciare nessun collega – ha detto – ma ora ho affidato la tutela del mio onore ad Antonio Di Pietro e ad Antonio Tanza, presidente dell’Adusbef. Cosa significa che mio figlio lavora in banca? Dov’è il conflitto di interesse? Andate a vedere il conflitto di interesse di coloro che hanno fatto i crac e non di uno che lavora onestamente. Vi dovete vergognare! Di Pietro mi difenda anche da questo!”. Di Pietro, al suo fianco al momento dell’incontro con i giornalisti, ha replicato: “Lo attaccano sul piano personale piuttosto che riflettere sulla necessità di fare al più presto questa commissione sulle banche: hanno paura della sua preparazione professionale, della sua storia e di ciò che potrebbe fare alla presidenza di questa commissione”.

Intervistato poco dopo da Radio Capital, Lannutti ha ribadito che non intende rinunciare alla candidatura: “Fin quando non mi chiederanno di lasciare io sono il candidato. Questa si chiama macchina del fango, Alessio è il più giovane giornalista professionista, è stato giornalista parlamentare, si è laureato con 110 e lode, è stato licenziato, gli ho sconsigliato di continuare a fare il giornalista e ha trovato lavoro come impiegato”. E ha ribadito: “Lui lavora come impiegato. È l’ennesima macchina del fango. Con grande rammarico ma ora ci saranno denunce penali e civili nei confronti di colleghi per questa campagna diffamatoria”.

A febbraio scorso Lannutti era finito al centro delle polemiche per un tweet in cui rilanciava il “falso dei ‘Protocolli di Sion'”, attribuendo agli ebrei un complotto per sottomettere il mondo con la massoneria. Per quel messaggio rilanciato in rete, a febbraio 2019, è stato indagato per diffamazione aggravata dall’odio razziale. Le opposizioni, accusandolo di antisemitismo, avevano chiesto le sue dimissioni. Anche per questo motivo il Partito democratico chiede che Lannutti si ritiri: “Dovrebbe essere lui a ritirarsi dalla candidatura per la presidenza della commissione banche”, ha scritto su Twitter la sottosegretaria dem allo Sviluppo economico Alessia Morani. “Mi auguro che abbia la sensibilità di togliere la maggioranza da questo grande, gigantesco imbarazzo”. E in serata Zingaretti ha ribadito la linea: “Occorre valutare una nuova candidatura, su questo non c’è discussione”.

Intanto nella maggioranza si cerca un’alternativa. Lo slittamento della riunione per la presidenza della Commissione banche non rallenta il lavoro sotterraneo che si sta facendo per un piano B rispetto al senatore. Anche perché in questi ultimi giorni nel M5s è emersa in maniera piuttosto chiara la consapevolezza che su Lannutti un accordo sia impossibile. E allora ecco che, nei corridoi parlamentari filtrano già le alternative. Il secondo più votato dal M5s, dopo Lannutti, è il deputato Alvise Maniero. Ma in pole ci potrebbero essere anche altri profili. Due donne in particolare: la presidente della commissione Finanze della Camera Carla Ruocco e il Questore del Senato Laura Bottici. “Non c’è nessun nome effettivo”, spiegano i vertici pentastellati. Eppure, nei prossimi giorni ci potrebbero essere delle novità, con delle appendici. Perché nel caso l’accordo Pd-M5s-Iv cada su Ruocco si libererebbe un posto alla presidenza della commissione Finanze. Nel caso la spunti la Bottici, sarebbe il ruolo di Questore a Palazzo Madama a liberarsi. Caselle che potrebbero andare al Pd. E Italia Viva? Un’ipotesi che circola timidamente corridoi parlamentari è che potrebbe spuntarla per la presidenza di una commissione d’inchiesta particolarmente sentita in Toscana, quella sui fatti di Forteto.

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