Da una parte Antonino Montefusco giovane chef emergente (anzi già emerso, visto che gli è stata confermata la sua prima stella Michelin conquistata nel 2017), rintanato nelle cucine, che devono essere favolose, del favoloso cinque stella Grand Hotel Excelsior Vittoria Città di Sorrento, dalle quali emerge timidamente per prendersi gli applausi degli ospiti alla fine di cene raffinate. Dall’altra Tommasina Budetta appassionata, perfino enfatica, direttrice del Museo Archeologico “Georges Vallet”inaugurato nella magnifica Villa Fondi a Piano di Sorrento. Che racconta con didascalica precisione e amore la storia di questo angolo magnifico d’Italia, Sorrento e dintorni. Luogo di fasti romani e ispirazioni artistiche, di poeti e musicisti.

Due personaggi rappresentativi di due realtà opposte, si potrebbe dire: il piacere della gola e il piacere dell’anima e della mente. Mangiare da una parte (per qualcuno magari una fatto semplicemente primordiale), pensare, riflettere, godere del bello, dall’altra. Un binomio che, invece, va a braccetto e funziona sempre più. E si scopre che benessere fisico e benessere dell’anima, insieme, attirano più delle bellezze paesaggistiche, per esempio. Che uno non se lo aspetta. Lo dice un rapporto del “Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo” che ha rilevato i dati di 700 tour operator europei, americani e del gruppo “Bric” (Brasile, Russia, India e China), da cui emerge che gli europei vengono da noi per il 62,3 per cento attratti dalla cucina (percentuale che sale al 67 per gli americani, che mangiano malissimo). Quasi a pari merito la cultura (61,4 per cento per gli europei e 58,6 per cento gli americani). D’accordo, per i Paesi del Bric la cucina scivola al 40 per cento e la cultura sale al 65 per cento, ma la somma totale mette definitivamente al primo e secondo posto enogastronomia e cultura. Sbaragliando gli altri motivi. Tanto per essere chiari all’ultimo posto dei motivi di viaggio c’è l’Italia del design (4 per cento), della tradizione e il folclore (5,2 per cento), c’è la scoperta di luoghi unici (5,4 per cento). Tiene la moda (11,5 per cento) e va benissimo lo stile di vita italiano (26,3 per cento), ma tra gli americani, che hanno uno stile di vita tutto sommato semplice, arriva al 44 per cento. La storia italiana, e i monumenti (piazze, centri storici, palazzi, musei) restano comunque al terzo posto con un sonante 40 per cento (tra gli americani, popolo con una storia breve e pochi monumenti, il 54).

”L’Italia-cita il Ministero-secondo il Future Brand Country index 2019 mantiene il primato nella classifica tra i 75 Paesi analizzati (secondo il ranking della Banca Mondiale) per il patrimonio artistico, la cultura, i punti di interesse storico e la gastronomia”. Appunto. Certo la diffusione della cucina italiana nel mondo rappresenta un buon viatico. I ristoranti “certificati”, insomma sicuri, censiti negli Usa sono 376, in Australia 123, in Francia 118, in Brasile 165 e in Cina un centinaio. Abbastanza da stuzzicare la voglia di conoscenza diretta con la nostra gastronomia. In Irlanda, ultima in “classifica” ce ne sono solo 3. E forse abbiamo pochi turisti irlandesi. Un altro dato: ogni anno 91 milioni di buongustai nel mondo siedono e mangiano in un ristorante italiano.

Se n’è parlato nel convegno “Gastronomia e territorio: un mix vincente per le vacanze” organizzato dalla Fondazione Biagio Agnes, istituzione nata nel 2011 “con l’obbiettivo-dichiara-di dare continuità ai valori che discendono dalla vita e dal pensiero di Biagio Agnes, traducendoli in un impegno concreto attraverso la realizzazione di una serie di iniziative culturali tese a ricordare il suo alto profilo umano e professionale”. Biagio Agnes, mitico direttore generale Rai, il più longevo e illuminato, innovatore geniale e creativo. “Un giornalista al potere” si disse, ma sempre obbiettivo e indipendente. Oggi la figlia Simona presiede la fondazione e porta avanti i valori del padre. Rientra nell’ambito delle iniziative nell’ambito dell’informazione l’incontro (in collaborazione con Scabec, Società campana beni culturali, a cui hanno partecipato Fabrizio Raimondi del Consorzio del Parmigiano reggiano, Roberto Rocca del ministero del Turismo, Manuela Soressi giornalista esperta di gastronomia,Claudia Sorlini del Touring Club e Mariagrazia Villa docente Università Iusve di Venezia e Verona)) tenuto nel quadro magnifico di Villa Fondi.

Così in nome del successo della cucina il Convegno ha premiato, oltre allo chef Montefusco, anche Elisa Isoardi conduttrice della trasmissione televisiva “La prova del cuoco” che contribuisce a diffondere l’idea e la consapevolezza che il mangiare non è solo un bisogno primordiale. Stuzzicati, anche gli italiani, infatti, viaggiano “per fame”. Secondo la Coldiretti “negli ultimi 3 anni un italiano su tre ha realizzato almeno un viaggio motivato dall’enogastronomia e uno su cinque in base proprio al cibo”. Insomma si va ad Asti partendo da chissà dove per il festival della bagna cauda, a Roma per il Colosseo certo ma magari anche per un cacio-pepe, a Bergamo o Brescia per le decine di fiere a base di spiedi, o in Lunigiana per i tartufi. E ci sono tour gastronomici organizzati, “viaggi del gusto” anche nei cataloghi dei tour operator.

Villa Fondi, dimora neoclassica costruita nel 1840 dal principe di Fondi Giovanni de Sangro sopra il Borgo della Marina di Cassano, oggi appartiene al Comune di Piano di Sorrento che vi ha installato, il Museo Archeologico Territoriale dedicato all’archeologo Georges Vallet allestito dalla Soprintendenza archeologica di Napoli e Caserta. Un incontro istruttivo con la nostra storia. Una visita ancor più affascinante se si ha la fortuna di essere accompagnati dalla dinamica direttrice Tommasina Budetta che spiega come “il museo sia nato dall’esigenza di accogliere la documentazione e i risultati delle campagne di scavo effettuate nella Penisola Sorrentina per ricostruire le fasi di popolamento e di trasformazione di questo territorio dalla preistoria all’età romana nel contesto complessivo della Campania antica”. Così di sala in sala, in un percorrere i secoli, si passa dai reperti preistorici trovati nelle grotte alla fondazione della città di Surrentum,al periodo romano. Il più fastoso. Con la testimonianza. per esempio, del ninfeo romano coperto da spettacolari mosaici illustrati e valorizzati con moderne tecniche di illuminazione che quasi riescono a “raccontare” la sua bellezza con sottolineature (al laser?) e cornici di luce forme e colori. E’ stato recuperato da una delle ville che punteggiano la penisola e ricostruito qui, anche se solo in parte. I ninfei, originariamente dedicati a una ninfa, appunto, erano luoghi d’acqua, non esattamente piscine, luoghi semplicemente belli e piacevoli, di relax, dove si imbandivano anche banchetti o ci si dedicava semplicemente all’otium romano. Caratteristici delle grandi ville.

Le ville marittime avevano cominciato a sorgere dal I° secolo A.C. lungo tutto il Golfo di Napoli. Soprattutto qui nella Penisola Sorrentina, luogo con panorami splendidi e un mare magnifico che aveva attratto qui l’aristocrazia romana in un periodo particolarmente fastoso. I resti di una delle ville più sontuose si trovano alla Marina di Puolo, in una posizione panoramica unica. Apparteneva a Pollio Felice, e per far capire il suo splendore, nel museo è stato realizzato un plastico perfetto. Un’altra testimonianza dei fasti romani perduta durante i secoli.

E l’altro aspetto? Gli altri santuari del connubio cultura-gastronomia? Placata la voglia di storia e cultura, c’è un piccolo rifugio gastronomico sul mare a Borgo Marina di Cassano proprio a due passi dal Museo. Si chiama Antico Bagno Nettuno e nei giorni del convegno si sono dati da fare con pentole e fornelli gli allievi dell’Istituto alberghiero “De Gennaro” di Vico Equense. Giusto per cominciare a capire il perché dei risultati del Ministero sui successi italiani dell’enogastronomia. Pochi chilometri, poi, lungo la costa a strapiombo sul mare e arriva Sorrento, in questo periodo natalizio colorato come sanno colorarsi le città del sud. Con tanto di albero di Natale in mezzo alla piazza Tasso (finto) e palme agghindate sui lati (vere). Le goduriose creazioni di Antonino Montefusco vengono create, e possono essere gustate, qui a due passi dalla piazza,nel ristorante, si diceva, delmaestoso Excelsor Vittoria, testimone dell’antica opulenza della città. A picco sulla scogliera, vista sulla baia di Napoli e sul Vesuvio. Si dice vi siano resti romani della villa di Augusto tra le fondamenta, il resto è un fascino Ottocentesco inimitabile.

Un’alternativa? Stile liberty, vista magnifica, non lontana dal centro, Villa Silvana (è in via Correale), ex proprietà di una famiglia locale, oggi piccolo relais affascinante. Come affascinanti sono i risultati culinari dei suoi cuochi. Infine l’obbligo della pizza verace napoletana nella sua miglior interpretazione (ma ci sono anche eccellenti piatti a base di pesce) al celebre ristorante Tasso, anche questo a due passi dal centro. E poi? E poi si passeggia nel calore e colore napoletano, via Caruso, corso Italia illuminati a festa, via Della Pietà che porta nella vecchia Sorrento medievale, via San Cesareo, una delle strade più caratteristiche di Sorrento tra negozi di prodotti alimentari che trovi solo qui, oggetti di artigianato, che trovi solo qui, tra la folla sorridente di queste giornate di festa ascoltando la musica della parlata napoletana “origliando” tra i crocchi di persone. E qualche volta ascoltando anche la musica dal vero delle canzoni che hanno portato Napoli nel mondo che filtra dalle case o dai bar della piazza. Si può improvvisare, certo, ma esiste un pass turistico che si chiama Campania Arte Card (www.campaniartecard.it) che consente di visitare 80 luoghi della cultura a Napoli e in Campania e per viaggiare a bordo del trasporto pubblico locale. Organizzando un viaggio personalizzato. Tra una pizza verace e magnifici piatti, ovviamente.

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