Il rosso “bruciato” ad alta velocità e l’impatto con il camion compattatore dell’Amsa alle 8.09 di sabato, con una passeggera sbalzata fuori dal filobus e morta domenica mattina al Policlinico di Milano. Perché l’autista dell’Atm – indagato insieme al conducente del mezzo di raccolta dei rifiuti per omicidio stradale aggravato – non ha rispettato l’indicazione semaforica e ha attraversato l’incrocio tra viale Ergisto Bezzi e via Marostica? È attorno a questo interrogativo che ruotano gli accertamenti della procura. E in questa prima fase dell’indagine gli investigatori hanno acceso un focus sul cellulare del tranviere per comprendere se fosse distratto dallo smartphone.

Un’ipotesi, nulla di più per il momento. L’uomo è indagato – a sua garanzia per gli accertamenti irripetibili – insieme al conducente del compattatore non solo per omicidio ma anche per lesioni colpose plurime, vista la morte della 49enne Shirley Calongi e il ferimento di altre 16 persone tra i passeggeri che trasportava il filobus 90/91 e i dipendenti Amsa che si trovavano a bordo del mezzo per la raccolta dei rifiuti.

Il pm Rosario Stagnaro ha dato oggi una delega per le indagini alla Polizia locale, che – come riporta il Corriere della Sera – sta anche andando a fondo sui turni di lavoro del conducente che, a quanto pare, era entrato in servizio pochi minuti prima. Una circostanza che escluderebbe la possibilità che il rosso “bruciato” sia attribuibile a ritardi sulla tabella di marcia o dalla fretta.

Intanto il sindaco di Milano Beppe Sala ha chiesto ad Atm “di stringere ancora di più i controlli e l’attenzione sui nostri operatori”. Precisando che “non vorrei espormi e dare colpe e responsabilità”, il primo cittadino ricorda però che il filobus “certamente è passato con il rosso, se responsabilità ci sono ce le prendiamo”. Adesso, ha aggiunto “va capita la dinamica” ma la “tragedia” nel giorno di Sant’Ambrogio “ci richiama ancora di più al nostro dovere”.

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