La “traiettoria ampia” dell’alleanza Pd-M5s auspicata dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte potrebbe aver bisogno di parecchio tempo. Secondo il sondaggio settimanale di Index Research per PiazzaPulita, infatti, un’eventuale coalizione composta dall’attuale maggioranza di governo non supererebbe il 43 per cento dei voti. Il distacco dal centrodestra – alleanza molto meno eterogenea almeno sulla carta – sarebbe consistente ma non incolmabile soprattutto con l’attività di campagna elettorale: 6 punti. Distanza che tuttavia crescerebbe se si togliesse il 5 per cento con cui è accreditata Italia Viva, che continua a ribadire di rifiutare qualsiasi alleanza strategica con il M5s.

Ragionamenti che peraltro in questo momento sono solo fantasia visto che il primo esperimento di “alleanza civica” tra democratici e Cinquestelle è fallito e ha spinto in particolare il capo del Movimento Luigi Di Maio a sospendere ogni altro tentativo. Non agevolano poi i litigi all’interno del governo sulla manovra economica: ne viene il calo dell’area di governo che in una settimana perde oltre l’uno per cento. Quello che peraltro va sottolineato è l’elemento degli indecisi e dei non votanti che in questo sondaggio sarebbero il 38,4 per cento, una quota da cui i partiti e gli schieramenti potrebbero pescare parecchio, modificando tendenzialmente le loro potenziali prestazioni.

Nel dettaglio il primo partito, secondo Index, resta la Lega anche se in tendenza lievemente decrescente: al Carroccio andrebbe un voto su 3 validi, poco meno del 33 per cento. Il primo inseguitore è il Pd che però resta inchiodato poco sopra al 19. Chi subisce un ribasso sensibile è il M5s che in una settimana cala dello 0,7 per cento e arriva al 16,2 per cento.

L’unico partito a vantare un segno più nell’ultima settimana è quello dei Fratelli d’Italia che – secondo i dati dell’istituto diretto da Natascia Iurato – sfiora il 10 per cento, con un incremento di mezzo punto in sette giorni. Stabile Forza Italia, al 6,6. Non molla il suo 5 per cento Italia Viva nonostante i giorni molto complicati del suo leader Matteo Renzi, tra inchieste penali su fondazione Open e inchieste giornalistiche sulla sua villa.

Infine i “piccoli“, categoria che riunisce un plotone nutrito di sigle. La sinistra variamente intesa (quella alle elezioni si è presentata come Liberi e Uguali) resiste al 2,6 per cento (alle Europee prese l’1,8). I Verdi raccolgono l’1,8 con un lieve calo nell’ultima settimana, mentre +Europa di Emma Bonino registra l’1,6. In questa fascia si inseriscono i due mini-partiti nuovi che sono spuntati al centro e a destra: Azione di Carlo Calenda metterebbe insieme l’1,6 – non poco per una forza appena nata -, mentre Cambiamo! di Giovanni Toti acciufferebbe l’uno per cento.

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