Homo homini lupus”. Il collega, appena entrato nella mia stanza, scrisse sulla mia lavagna questa frase. Poi completò la terzina con un sorriso amaro: “Professor professori lupius. / Professor eiusdem universitatis professori lupissimus”. Era anche un vero amico, uno studioso timido e riservato, e, parafrasando il titolo della rubrica di un vecchio mensile: Una persona che non dimenticherò mai.

Selezione dal Reader’s Digest fu una rivista mensile fondata a Milano nel 1948, versione italiana della rivista statunitense Reader’s Digest, che fu a lungo il mensile generalista più venduto in quel paese, di stampo conservatore. Per chi non pratica il latino: “L’uomo è un lupo per un (altro) uomo. / Il professore è più lupo per un (altro) professore. / Il professore è più che lupo per un (altro) professore della propria università”. Era uno scherzo innocente, ma capace di descrivere perfettamente le relazioni che si creano tra colleghi nelle università moderne. Una versione aggiornata del Mors tua vita mea, se vale la legge della giungla. Una legge frutto di una distorta interpretazione della competizione darwiniana, una distorsione che governa le relazioni sociali, professionali e finanche personali a molti livelli.

Come si manifesta in pratica l’agonismo accademico? Anziché valorizzare la diversità tramite l’integrazione del sapere, il sistema tende oggi a edificare delle stalle disciplinari rigide, in competizione tra loro. Multidisciplinarità e interdisciplinarità sono etichette posticce, usate dai manager per comandare, in ossequio al motto “divide et impera” ben rodato dagli antichi imperatori romani. Tutti predicano da almeno quarant’anni il superamento dei limiti del confino disciplinare, ma quando sono seduti al banchetto delle risorse, tendono subito a dimenticare questo proposito.

Da sempre ogni disciplina gemma altre discipline, ma la velocità della frammentazione è oggi cresciuta enormemente. Nel corso della carriera, ho visto l’Idrologia – una disciplina abbastanza giovane, gemmata dall’idraulica, presto trasformata a sua volta in materia ancillare dell’idrologia – biforcarsi più volte: teorica e applicata, superficiale e sotterranea, nordica e arida, deterministica e stocastica, forestale e agricola, isotopica e chimica… Perfino una disciplina tra le più antiche e consolidate, come la Teologia, si è dispersa nelle varie “scienze teologiche” delle università moderne.

Più precisamente, si è frammentata in almeno quattro discipline separate: biblica, storica, sistemica e pratica, a loro volta scisse in sub-discipline. Ognuna adotta le proprie metodologie e frequenta in modo autonomo il proprio mondo accademico, con la sua specifica letteratura, la sua terminologia, le sue riviste scientifiche e le sue associazioni professionali. Ciò è accaduto a dispetto di uno dei fondamenti delle religioni monoteiste, l’unicità.

Nell’arena accademica, sempre più plasmata a immagine e somiglianza dei moderni gladiatori, i ricercatori più giovani sono i soggetti più indifesi. Le strette gerarchie di gestione della moderna caserma universitaria tendono a isolare i diversi livelli, interponendo steccati tra docenti e ricercatori di diverso grado e tra studiosi di aree diverse, confinati in compartimenti (dipartimenti) secondo una razionalità d’ispirazione spartana. I giovani sono soggetti alla crescente, ossessiva pressione della produttività: insegnare, pubblicare, vincere borse di studio e bandi di gara per ottenere finanziamenti.

I giovani studiosi hanno poco tempo per socializzare e non hanno modo di sviluppare forme di solidarietà. In perenne lotta per la loro sopravvivenza accademica, all’interno e all’esterno del proprio guscio, sono scoraggiati a intraprendere qualunque iniziativa collegiale, anzi sono spinti a boicottarla appena intravvedono all’orizzonte questo pericolo. Tutto ciò favorisce il controllo da parte dei manager accademici, da un lato, e incoraggia i comportamenti aggressivi, dall’altro. E, nei casi meno nobili, la competizione non si risolve nel migliorare se stessi e i risultati del proprio lavoro, ma ci si dà da fare affinché siano i propri rivali a fallire.

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