Francesco Carrieri, il direttore di banca romano che il 1 maggio 2017 uccise la sua compagna, era parzialmente incapace d’intendere e volere e per questo i giudici della Corte d’appello di Roma hanno dimezzato la pena stabilita in primo grado. L’uomo era stato condannato a 30 anni perché ritenuto capace di intendere e volere. Ora dovrà scontarne 16 anni se il verdetto dovesse essere confermato in Cassazione. I magistrati hanno anche disposto un ricovero di almeno tre anni in una struttura sanitaria di accoglienza per condannati affetti da disturbi mentali e socialmente pericolosi.

Secondo l’accusa Carrieri uccise la donna nella sua casa di via del Babuino, nel centro storico di Roma, colpendola con un peso da palestra. Confessò l’omicidio subito dopo l’arresto: “Quella sera eravamo rientrati da un weekend fuori – aveva raccontato agli inquirenti -. Ho preso il suo telefono per vedere i messaggi, era la prima volta che le controllavo il cellulare, forse la seconda. Lo avevo fatto per leggere cosa diceva della mia malattia con le sue amiche, qual era il giudizio nei miei confronti. Ma non ho trovato niente d’importante. Alle 5 del mattino l’ho svegliata e le ho detto che non volevo tornare al lavoro. Ci fu una lite perché lei era contraria. Mi ripetevo che non sono un assassino ma invece l’ho colpita. L’ho lasciata non sapendo se era viva o morta e sono andato dai carabinieri a costituirmi. Non so perché le ho fatto del male, ho rovinato la sua vita e la vita di tutti”.

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