Una svolta che rappresenta una vittoria per il premier Benjamin Netanyahu e che solleva le critiche della comunità internazionale e l’ira dei palestinesi, tanto che l’ambasciata Usa in Israele ha già allertato gli americani che viaggiano a Gerusalemme, in Cisgiordania e a Gaza a “mantenere un alto livello di vigilanza”. Per Donald Trump le colonie israeliane nei territori occupati in Cisgiordania non sono più contrarie al diritto internazionale. Il presidente Usa cancella così, con con un colpo di spugna, l’Hansell memorandum, un parere legale del dipartimento di stato su cui dal 1978 si era basata la politica americana sugli insediamenti israeliani nei territori conquistati nella guerra del 1967. Intanto Israele fa sapere di avere sventato un attacco proveniente dalla Siria: venivano da lì infatti i 4 razzi che, hanno reso noto le Forze di difesa dello Stato ebraico, sono stati tutti abbattuti dal sistema di difesa antimissile Iron Dome.

La svolta sulle colonie israeliane – “Dopo aver esaminato attentamente tutti gli argomenti di questo dibattito giuridico, abbiamo concluso che l’insediamento delle colonie di civili in Cisgiordania non è di per sé contrario al diritto internazionale”, ha affermato il segretario di stato Mike Pompeo in una conferenza stampa. Il capo della diplomazia Usa ha voluto precisare che in questo modo gli Stati Uniti non vogliono prendere posizione sullo status dei territori occupati lasciandolo ad eventuali negoziati israelo-palestinesi. E ha voluto anche sottolineare che la nuova posizione Usa non si estende oltre la Cisgiordania e non crea un precedente per altre dispute territoriali.

Si tratta dell’ennesima mossa di Trump a favore di Israele, dopo il riconoscimento di Gerusalemme come capitale, lo spostamento dell’ambasciata Usa, la chiusura dell’ufficio dell’Olp a Washington e il riconoscimento dell’annessione delle alture del Golan. L’amministrazione Obama era andata invece in direzione opposta, consentendo al consiglio di sicurezza dell’Onu di approvare una risoluzione che dichiara le colonie come una “fragrante violazione” del diritto internazionale.

La mossa del tycoon sembra un altro salvagente per l’amico Netanyahu, dopo la recente sentenza della corte di giustizia europea sull’obbligo di etichetta per i prodotti delle colonie israeliane. La dichiarazione Usa, secondo l’ufficio del primo ministro israeliano, riflette “una verità storica: che il popolo ebraico non è colonialista straniero in Giudea e Samaria (Cisgiordania, ndr). Infatti noi ci chiamiamo ebrei perché siamo il popolo della Giudea”. Israele “resta pronto e desideroso di condurre negoziati di pace con i palestinesi su qualsiasi stato finale in uno sforzo di raggiungere una pace durevole, ma continuerà a respingere ogni argomento che riguarda l’illegalità degli insediamenti”.

Di segno opposto le reazione del segretario generale dell’ Olp Saeb Ereka: “La comunità internazionale deve prendere tutte le misure necessarie per rispondere a fare da deterrente a questo comportamento irresponsabile degli Usa che rappresenta una minaccia alla sicurezza globale e alla pace”. Una decisione “nulla, inaccettabile e da condannare”, ha aggiunto il portavoce del presidente palestinese Abu Mazen, Nabil Abu Rudeina. “L’amministrazione Usa – ha proseguito – non è qualificata o autorizzata a cancellare le risoluzioni di legittimità internazionale e non ha il diritto di dare alcuna legittimità all’insediamento israeliano. Gli Usa non hanno più alcun ruolo nel processo di pace”.

L’Alto rappresentante Ue Federica Mogherini ha invece confermato che la posizione di Bruxelles “sulla politica di insediamento israeliana nel territorio palestinese occupato è chiara e rimane invariata: tutte le attività di insediamento sono illegali ai sensi del diritto internazionale ed erodono la fattibilità della soluzione a due Stati e le prospettive di una pace duratura, come ribadito dalle Nazioni Unite Risoluzione del Consiglio di sicurezza 2334″. Il rischio ora è che il tanto atteso piano di pace Usa per il Medio Oriente naufraghi completamente.

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