A otto mesi dallo sgombero della baraccopoli di San Ferdinando restano i rifiuti nella zona industriale a ridosso del porto di Gioia Tauro. “Dello sgombero del 6 marzo rimangono tonnellate di rifiuti che lo Stato non riesce a smaltire – spiega Celeste Logiacco, la segretaria della Cgil Piana di Gioia Tauro -. Al di là delle promesse e delle passerelle è questo ciò che rimane sul territorio. Adesso il ghetto non c’è più ma non basta sbaraccare. Servono delle soluzioni alternative non solo per l’accoglienza ma anche per mettere in sicurezza quell’area. Se non si interviene, quello è stato solo un momento mediatico”.

Intanto la nuova tendopoli realizzata di fronte al ghetto è al collasso e non ce la farà a ospitare tutti i migranti stagionali che arriveranno in Calabria per la raccolta delle arance. “Non basta – aggiunge Logiacco – per coprire il fabbisogno dei posti letto per tutti coloro che arriveranno nelle prossime settimane. Il rischio di un nuovo ghetto è reale anche perché già abbiamo visto qual è stato l’effetto del decreto Salvini: la Piana è diventata ormai un luogo di destino. Credo che quest’anno raggiungeremo numero molto più alti”.
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