Il prossimo aprile il Cile voterà in un referendum per decidere su una possibile revisione della Costituzione ereditata dalla dittatura di Augusto Pinochet e mai modificata dal 1990, anno della caduta del dittatore. Ad annunciare il referendum costituzionale è stato il presidente del senato cileno, Jaime Quintana: dopo ore di negoziati in Parlamento, la coalizione di governo e i principali partiti di opposizione hanno firmato un accordo “per la pace e una nuova costituzione”. I cittadini chiamati al voto dovranno esprimersi sulla revisione o meno della Costituzione e, in caso di assenso sul nuovo testo, sulla metodologia di riscrittura.

La decisione del governo arriva dopo settimane di scontri per una crisi scoppiata lo scorso 18 ottobre e innescata da un rialzo del prezzo dei biglietti della metro nella capitale Santiago. La tensione è poi salita nel corso dei giorni: partiti con proteste pacifiche, alcuni manifestanti hanno iniziato a dare fuoco a negozio e locali. Tanto da contare 17 morti in soli dieci giorni. Un centinaio i feriti e un migliaio gli arrestati. I media cileni e gli organizzatori della manifestazione hanno parlato di “oltre un milione di persone” scese in strada per manifestare: un numero che supera anche quello di 31 anni fa che portò il centro sinistra a manifestare nella capitale alla vigilia del referendum voluto da Pinochet per cercare di restare al potere. “Il Cile si è svegliato” è lo slogan che hanno ripetuto giovani, donne, anziani, studenti e lavoratori nelle proteste delle ultime settimane.

Il presidente Sebastian Pinera, per calmare gli scontri, ha richiamato in diretta tv i poliziotti non in servizio come supporto alle forze dell’ordine. Poi ha fatto importanti concessioni: ha revocato prima l’aumento del biglietto della metro e annunciato un’agenda sociale concordata con i partiti sull’aumento delle pensioni e del salario minimo, nonché un’attenuazione del costo della salute pubblica per il cittadino. Fino a lanciare l’appello di un “grande accordo nazionale” per una nuova Costituzione, senza però convocare un’assemblea costituente come avevano chiesto opposizione, organizzazioni sociali e manifestanti.

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