La legge di Bilancio per il 2020 è o non è “la manovra delle tasse“? Da giorni il premier Giuseppe Conte zittisce le polemiche ricordando che eviterà il temuto aumento dell’Iva per 23 miliardi e va quindi considerata la finanziaria che “ha operato il taglio di tasse più cospicuo degli ultimi anni”. A ben guardare nuove imposte e aumenti ci sono: ammonta a circa 5,8 miliardi il gettito aggiuntivo che arriverà nelle casse dell’Erario l’anno prossimo per effetto degli aggravi previsti. Il grosso andrà però a colpire banche, assicurazioni, imprese produttrici di plastica e bevande zuccherate, concessionari autostradali e chi possiede azioni in società non quotate o terreni. C’è poi un aumento dell’accisa su petrolio e gas naturale usati per produrre energia, salgono le royalties versate dai gruppi petroliferi e arriva la web tax sui servizi digitali per le multinazionali di internet.

I balzelli che nel 2020 potrebbero avere un impatto diretto sul bilancio di una famiglia tipo valgono in tutto circa 880 milioni di euro (il 15% degli aggravi totali) di cui 118 dalle accise sui tabacchi e dall’imposta su filtri e cartine e 51 dalla stretta sui buoni pasto cartacei. L’unificazione di Imu e Tasi invece, secondo i tecnici, costerà ai cittadini 14,5 milioni. La voce più pesante è la “tassa sulla fortuna” che riguarda ovviamente solo chi vince al gioco. Questo al netto della stretta sulla flat tax per le partite Iva che comporta 492 milioni di entrate aggiuntive. Dal 2021 inizierà poi a farsi sentire l’effetto della riduzione delle detrazioni fiscali per chi ha redditi alti (si azzereranno oltre i 240mila) e per chi sceglie di pagare in contanti: vale 977 milioni di euro, di cui 110 a carico dei circa 300mila contribuenti che dichiarano più di 120mila euro.

Banche e assicurazioni, plastica e bevande zuccherate, concessionari autostradali – Dagli allegati alla manovra depositati in Parlamento emerge che l’aumento fiscale più corposo è legato allo slittamento della deducibilità di svalutazioni e perdite su crediti di cui godono “enti creditizi e finanziari” – in sostanza banche e compagnie assicurative. A seconda della tipologia, saranno deducibili solo dal 2022, dal 2025 o dal 2028. La stretta vale, nel 2020, 1,6 miliardi. Un intervento simile è previsto anche per i concessionari autostradali: viene limitata all’1% del costo dei beni la deducibilità dalle tasse delle quote di ammortamento, cioè le “rate” in cui viene diviso un investimento che dispiega effetti su più anni, come quelli nelle infrastrutture che gestiscono. Il risultato è un aumento degli imponibili e un maggior gettito per 340 milioni.

Dalla plastic tax di 1 euro al chilo su imballaggi e prodotti monouso in plastica arriverà poi 1 miliardo. Che non dovrebbe pesare sul consumatore finale a meno che i produttori non decidano di aumentare i prezzi: l’impatto, nel caso per esempio delle bottigliette di acqua minerale, si fermerà comunque a 2-3 centesimi di euro. La sugar tax invece, stando alla relazione tecnica, è una “tassa sul consumo di bevande con zuccheri aggiunti” ma colpirà fabbricanti, importatori e acquirenti di prodotti importati. Il gettito atteso è di 233 milioni. Difficile stimare l’impatto sulle tasche del cittadino medio, ma il punto fermo è che l’obiettivo dichiarato del governo è ridurre un consumo dannoso per la salute.

Imposta su partecipazioni e terreni – Ma, andando in ordine di gettito atteso, al terzo posto – ben prima della sugar tax – c’è la rivalutazione (sulla base di una perizia giurata) del valore delle partecipazioni in società non quotate e dei terreni sia agricoli sia edificabili posseduti da persone fisiche e società semplici. Sul valore rideterminato verrà applicata un’imposta sostitutiva dell’11%. Vale oltre 820 milioni di euro di introiti.

Paletti sulla flat tax e stretta sulle auto aziendali – Subito dopo si piazza la stretta sulla flat tax al 15% per le partite Iva con ricavi inferiori a 65mila euro. Sommando il maggior gettito che arriverà da chi esce dal regime agevolato perché ha percepito redditi da lavoro dipendente superiori a 30mila euro o ha pagato più di 20mila euro a collaboratori o dipendenti e dalla cancellazione della prevista estensione della tassa piatta a chi fattura tra 65mila e 100mila euro, lo Stato ci guadagna 492 milioni. Segue, con 330 milioni di euro di gettito previsto, il discusso balzello sulle auto aziendali mirato a rendere meno inquinante la flotta: sale dal 30 al 60% la quota di percorrenza per uso privato tassabile, con l’eccezione delle macchine ibride ed elettriche. Ad essere colpiti sarebbero 1,5 milioni di veicoli, dalle city car e utilitarie che sono il 40% del mercato alle berline che valgono poco più del 20%. La tassa però è nel mirino di Italia viva e potrebbe essere rimodulata durante il passaggio parlamentare per ridurne l’impatto.

Aumenta la tassa sulla fortuna, arriva la web tax – Un’altra voce pesante è la “tassa sulla fortuna” che peserà su chi vince al gioco e si aggiunge agli aumenti del prelievo sui concessionari previsti dal decreto fiscale: sale dal 12 al 15% l’imposta unica sulle vincite superiori a 500 euro sia alla lotteria sia ai “giochi numerici a totalizzatore” che vanno da Superenalotto a Win for life. I ricavi dalle concessioni che saranno messe a gara l’anno prossimo si materializzeranno invece solo nel 2021 e ammonteranno stando alla relazione tecnica a 909 milioni l’anno. Rimanendo in tema di imposte sui big, dall’1 gennaio 2020 si applicherà un’imposta sui servizi digitali del 3% sui ricavi realizzati dai gruppi del web con fatturato globale superiore a 750 milioni di cui almeno 5,5 milioni in Italia. La tassa, che non colpirà i consumatori, vale per il primo anno 108 milioni di euro.

I microbalzelli, dai certificati penali ai diritti consolari – Gli altri microbalzelli previsti dalla legge di Bilancio hanno un impatto minimo: ci sono per esempio l’imposta di bollo di 2,4 euro a foglio per il rilascio di certificati penali, l’incremento dei diritti consolari per i visti per soggiorni di lunga durata (da 116 a 130 euro) e per la domanda di riconoscimento della cittadinanza italiana di persona maggiorenne (da 300 a 600 euro) e l’imposta sulla plusvalenza ottenuta da chi rivende casa entro 5 anni dall’acquisto che passa dal 20% al 26%. Valgono rispettivamente 25, 23 e 19 euro di gettito. Spiccioli nel bilancio dello Stato.

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