Il lupo perde il pelo – quasi sempre -, ma il cardinale Ruini, don Camillo per gli amici di destra, non perde mai il vizietto di “parlare a nuora perché suocera intenda”. Qui la nuora è il Corriere della Sera, giornale dei salotti che contano, che pubblica una intervista di Ruini; mentre la suocera è Papa Francesco. L’endorsement di Ruini a Matteo Salvini, espresso nel più bieco stile clericale, fatto di sorrisetti, ammiccamenti, parole piane e mai gridate – sullo stile manzoniano del “sopire troncare padre molto reverendo…” – , fanno del cardinale Camillo Ruini un individuo più pericoloso di ogni altro che attacca direttamente il Papa.

L’”eminenz” ottantottenne, per 18 anni dominus assoluto della Cei, sotto il pontificato del Re di Polonia prima e del Pastore Tedesco poi, come Farinata degli Uberti, sorge “dalla cintola in su”, vispo e garrulo come un corvo serale. Egli, che a buon diritto, fu definito doctor sottilis fa finta di essere ossequioso verso Papa (“Il mio Papa”), si genuflette anche di fronte all’autorità papale, ma la svuota con una staffilata che vende, da clericale dannato, come un innocuo consiglio: “Spero che il Papa non approvi i viri probati” (cioè i preti sposati a determinate condizioni).

Con questa intervista pensata e calcolata anche nelle virgole, il cardinale che sussurra a Salvini è uscito dal suo antro romano e si propone come convergenza di tutti i rivoli che per ora vanno per conto proprio contro il Vescovo di Roma, Papa Francesco. Ruini non è un cardinale qualsiasi, ma è il già presidente della Cei che ha impedito alla Chiesa italiana di realizzare il Concilio Vaticano II, sequestrato e messo in prigione. Oggi ne paghiamo le conseguenze.

Egli è il cardinale che ha invitato gli italiani a disertare le urne nel referendum sulla legge 40/2004 sulla procreazione assistita, in combutta con Silvio Berlusconi e la destra, riuscendo a fare fallire la consultazione popolare. Allora egli non esitò a mettere in atto un vulnus al concordato perché s’intromise come un elefante in un atto supremo della democrazia di uno Stato estero, l’Italia. I politici baciapile di allora e la sinistra, che cominciava già a rinnegare se stessa, non latrarono nemmeno e il referendum non raggiunse il quorum.

Oggi, a distanza di 15 anni, il garante della destra berlusconista di allora si fa garante della destra odierna, peggiore di quella, frutto anche della sua politica di clericus compromesso con chiunque ha il potere, dimostrando che gli importa poco del Vangelo e della profezia cui dovrebbe essere votato. Quest’uomo viene in veste di agnello, ma colpisce come un lupo rapace.

Di lui e della sua esplicita avversione a Papa Francesco parla il profeta Geremia (sec. VII a.C.) che lo conosceva bene: “’Terrore all’intorno! Denunciatelo! Sì, lo denunceremo’. Tutti i miei amici aspettavano la mia caduta: ‘Forse si lascerà trarre in inganno, così noi prevarremo su di lui, ci prenderemo la nostra vendetta’”(Ger 20,10).

Ruini il vendicatore, gli undici cardinali che scrissero il libello anonimo contro il Papa e poi quello dei “quattro dell’Ave Maria” (Brandmueller, Burke, Caffarra e Meisner), cinque con il cardinale Saràh, che nel 2017 criticarono ferocemente l’enciclica Amoris Laetitia sul matrimonio e la possibilità dei divorziati di accedere all’eucaristia: tutti avevano l’obiettivo di screditare il Papa per costringerlo alle dimissioni.

Siamo dentro un film, del genere “Camillo Ruini, la Vendetta”. Perché come previde il profeta Geremia, proprio di vendetta di tratta e di nient’altro. Costoro vedono che Francesco, silente e paziente, va avanti per la strada per cui fu eletto e non vacilla; urge farlo fuori. Non si può avvelenarlo perché bisognerebbe avvelenare tutti i residenti in Santa Marta, visto che il Papa mangia alla mensa comune e non beve caffè.

Non resta che la strada maestra della calunnia: come cani rabbiosi, lanciano insinuazioni, moniti, consigli, minacce di scisma per raccogliere la sua testa come quella di Giovanni il Battista. Questi non esiteranno davanti a niente perché in gioco è il loro potere sotterraneo e la loro corruzione incontrollata. Sono senza Dio e quindi senza scrupoli.

L’uscita di Ruini è la manna emersa per quel mondo senza tempo e senza storia, inchiodato al passato immutabile, che poi è il loro piccolo pensiero, fino a oggi disperso. Ora può compattarsi a testuggine dentro le mura leonine e fuori, la destra può brindare, anche perché il cardinale di Sassuolo che tifa Salvini ha messo la propria ipoteca sulle prossime elezioni nella sua regione, l’Emilia Romagna. Il salvinismo-ruinismo ha preso il posto del ruinismo-berlusconista con una caduta in basso che nessuno si aspettava.

Anche io do un consiglio gratuito e non richiesto al Papa: visto che codesta gente non ha il coraggio dirle le critiche in faccia, ma è inaffidabile, compia un gesto semplice e lineare: abolisca il collegio dei cardinali, abolisca Ruini e i suoi complici e visto che c’è, scomunichi Salvini e poi insieme stiamo a vedere che succede. Sicuramente non ci annoieremo.

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