Carlo De Benedetti dice addio alla sua creatura più amata. L’Ingegnere ha deciso di lasciare la presidenza onoraria di Gedi, il gruppo editoriale proprietario del quotidiano La Repubblica. “Confermando le mie divergenze sulla condizione e prospettive dell’azienda, per coerenza rinuncio alla carica di presidente onorario”, ha spiegato l’imprenditore in una nota. “Prendiamo atto della sua decisione e desideriamo esprimere il nostro ringraziamento per il contributo determinante da lei fornito alla società negli ultimi 40 anni”, ha risposto il consiglio di amministrazione del gruppo.

L’11 ottobre l’Ingegnere aveva inviato a Gedi una proposta “per l’acquisto di una partecipazione del 29,9%” e il 15 ottobre aveva rilasciato un’intervista al Corriere della Sera in cui annunciava la propria volontà di “riprendersi” La Repubblica e “regalarne le azioni a una Fondazione”: “Capisco che i miei figli non amino il giornale – aveva detto l’imprenditore – smettano però di distruggerlo”. Un episodio in seguito al quale il presidente Marco De Benedetti, figlio di Carlo, aveva inviato una lettera ai dipendenti e il Cda aveva diramato una nota per rassicurarli sulla solidità del gruppo.

Oggi, alcune ore prima del comunicato, “tutti i consiglieri del Gruppo” Cir, che controlla Gedi, avevano definito “irricevibile” la “proposta irrevocabile” di De Benedetti. Lo si legge in una nota pubblicata dopo la diffusione dei conti dei primi 9 mesi. Il gruppo ha chiuso il periodo con ricavi pressoché stabili a 2,01 miliardi (erano 2,05 nel 2018) e un utile netto in calo da 32,5 a 7,2 milioni.

Sul risultato netto hanno pesato la svalutazione da 7,7 milioni effettuata dalla controllata Gedi sulla partecipazione in Persidera in vista della dismissione, l’effetto dei nuovi principi contabili, per 2,6 milioni, e gli oneri non ricorrenti sostenuti per la fusione con incorporazione di Cir in Cofide. Valgono 20,3 milioni di mancato utile i minori risultati di Sogefi e Gedi a seguito dello “andamento sfavorevole dei rispettivi mercati di riferimento”.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Facebook, il confronto Ocasio Cortez-Zuckerberg? Puntare sull’oratoria vuol dire mistificare la realtà

prev
Articolo Successivo

Facebook, parte la sezione “News”. Zuckerberg pagherà gli editori per pubblicare loro articoli: “Sosteniamo l’informazione di qualità”

next