“Inviterò tutte le forze politiche che stanno in Parlamento a mettersi d’accordo per introdurre norme contro il linguaggio dell’odio. Via social e a tutti i livelli”. Così il premier Giuseppe Conte interviene sul caso degli insulti ricevuti via social dalla senatrice a vita Liliana Segre che ne legge in media 20o al giorno. La vicenda è stata anticipata da un articolo di Repubblica che riprende un rapporto dell’Osservatorio sull’antisemitismo. Tra i tanti post rivolti alla senatrice, deportata e sopravvissuta ad Auschwitz, si legge anche: “Questa (…) ebrea di m. si chiama Liliana Segre, chiedetevi che cazzo a fatto (sic, ndr.) per diventare senatrice a vita stipendiata da noi ed è pro invasione? Hitler non ai (sic) fatto bene il tuo mestiere”. Nel mirino degli hater la Segre c’è dal 19 gennaio 2018, da quando il presidente della Repubblica Sergio Mattarella la nomina senatrice a vita e tre giorni dopo un blogger si chiede: “Chissà quanto ci costerà”. E ancora: “Le sarebbe piaciuto avere subito qualche milioncino, visto che la passione dei nasoni sono ‘li sordi’”.

Dietro a blogger e hater ci sono antisemiti protetti dall’anonimato dei social o esponenti di estrema destra. Tra le vittime ci sono anche altri personaggi di origine ebraica noti al pubblico, come Gad Lerner, George Soros, Mark Zuckerberg e David Sassoli. Ma è la senatrice il “bersaglio” numero uno. Un animalista, convinto che i quattrozampe siano trattati malissimo per colpa di una tradizione ebraica, scrive su un sito: “Liliana Segre morirà, ma il vittimismo giudaico durerà ancora secoli. Strisciando come serpenti, gli ebrei ebbero la loro rivalsa sugli antichi persecutori”. Eppure la Procura, che si era occupata di casi simili, come le offese contro la coppia Ferragni-Fedez, aveva già espresso il suo parere arrivando alla conclusione che “sui social si può”.

“Sono schifato – scrive il segretario del Pd Nicola Zingaretti – non trovo termine più adatto per commentare i continui messaggi. Sono insulti antisemiti o di genere che non possono passare più inosservati”. E aggiunge: “Stiamo entrando negli anni venti del nuovo millennio: nessuno si tiri indietro affinché siano anni di pace, di rispetto della dignità umana e di valorizzazione delle differenze. Grazie anche questa volta per il suo coraggio, a una grande donna italiana! Lei non sarà mai sola“. Esprime solidarietà anche Anna Maria Bernini, presidente dei senatori di Forza Italia: “Duecento insulti razzisti al giorno contro Liliana Segre sono la cifra terribile di un degrado umano, di una vergogna morale e culturale che va combattuto e condannato con tutte le armi della ragione”. Conclude: “La senatrice Segre rappresenta il simbolo del riscatto dell’umanità dagli orrori dell’Olocausto, ed è spaventoso che il valore della memoria venga quotidianamente sporcato da una schiera di odiatori seriali”. Di questi messaggi di odio la senatrice ne parlerà durante il suo convegno di lunedì 28 ottobre a Milano in un convegno dal titolo: “Dal Binario 21 ad Auschwitz. Il linguaggio dell’odio: incontro con Liliana Segre”, che si terrà alle 14 all’Università Iulm.

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