Google ha condotto un esperimento che potrebbe segnare l’inizio di una nuova era informatica, cambiare radicalmente il nostro modo di usare e di interagire con i computer. Di certo non accadrà in un batter d’occhio, ma la strada è segnata: usando un computer quantistico, ha risolto in poco più di 3 minuti un’operazione che a un computer tradizionale richiederebbe 10.000 anni. Il risultato è stato pubblicato sulla rivista scientifica Nature dal gruppo di lavoro costituito dal fisico John Martinis di Google e dell’Università della California a Santa Barbara, con la collaborazione della NASA, del California Institute of Technology (Caltech), dell’ateneo tedesco Aachen e del Centro di Ricerche Jülich.

Il protagonista dell’esperimento è stato il processore quantistico Sycamore con 53 qubit, le unità di informazione di base dei computer quantistici, mentre il calcolo matematico è consistito nell’uscita di alcuni circuiti specializzati, con ingresso di numeri generati casualmente e ottenuti mediante uno scenario specializzato che coinvolge due fenomeni quantistici. Stando alla documentazione prodotta, il tempo impiegato è stato di 3 minuti e 20 secondi. Google sostiene che a completare la stessa operazione, il miglior supercomputer attuale, Summit, impiegherebbe 10.000 anni.

E’ da sottolineare che questo calcolo, svolto a titolo dimostrativo, non ha applicazioni pratiche. Questo non significa che non ne arriveranno in futuro. Secondo gli esperti del settore passerà poco tempo prima che ci saranno problemi commercialmente rilevanti che queste macchine potranno risolvere.

L’annuncio è stato preceduto da diverse polemiche. La documentazione, dapprima apparsa e poi rimossa dal sito NASA, aveva portato IBM, altro produttore fortemente impegnato nella ricerca sui computer quantistici, a mettere in discussione i risultati. La “sparizione” del documento in effetti era sospetta, con il senno di poi probabilmente c’è stato un banale problema nel coordinamento degli enti coinvolti. Sta di fatto che la ricerca completa, edita su Nature, scioglie i dubbi e Google può parlare apertamente di “supremazia quantistica”.

Supremazia per la quale molte aziende lavorano assiduamente fin dagli anni ’80. Non è un caso che gli scienziati paragonino l’annuncio al primo volo aereo dei fratelli Wright nel 1903, ossia come una prova che “qualcosa è davvero possibile, anche se potrebbero passare anni prima che possa realizzare il suo potenziale”, come ha scritto il quotidiano New York Times.

L’opinione diffusa è che i computer quantistici possano un giorno dare vita a Intelligenze Artificiali estremamente evolute. Potrebbero sconfiggere facilmente i sistemi crittografici moderni, o addirittura ricostruire il passato di un’informazione, fino a risalire al luogo da cui è stata emessa. Ecco perché le aziende tecnologiche e gli Stati stanno investendo fortemente nel quantum computing. Anche l’Europa è coinvolta: la Commissione Europea ha finanziato con un miliardo di euro un programma sulle tecnologie quantistiche che prevede un piano di lavoro decennale e che coinvolge l’Italia tramite il Consiglio Nazionale delle Ricerche.

Prima che l’entusiasmo dilaghi, è bene ribadire che il risultato conseguito da Google non causerà nell’immediato cambiamenti tangibili alle masse. Come con l’avvento dei computer, che occupavano intere stanze, i computer quantistici sono attualmente sistemi da milioni di dollari, che devono lavorare in ambienti controllati. Ora portiamo in tasca computer più potenti dei mainframe degli anni ’40, è solo questione di tempo.

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