Dove c’è Diletta Leotta c’è sempre una battuta sessista. Lo sport preferito dall’uomo non è oramai più il calcio, ma la battutaccia volgare nei confronti della 28enne giornalista catanese, oggi voce dal campo dei collegamenti DAZN del campionato italiano. La passerella verso l’uscita dal campo della Leotta, il 29 settembre al San Paolo di Napoli, è stata accompagnata da un cor(ett)o evergreen: “Diletta, fuori le tette!”. Che la ragazza l’abbia presa sorridendo e poi rivolta verso la curva azzurra abbia fatto segno di no con la mano sta nel gioco formale delle parti. Ma se ogni volta che l’affascinante fanciulla, appassionata di calcio e buona giornalista, mostra accanto all’esperienza nel settore anche un fisico da urlo questo non giustifica un arrapamento senza freni che ricorda le vagonate di militari in libera uscita la domenica pomeriggio.

Registrato il fatto di cronaca e annesse risatine, ecco di nuovo la Leotta nell’occhio del ciclone. Complice una lunga e ricca intervista data al tabloid inglese, The Sun. Intendiamoci, non un libello per aristocratici, ma un giornalone spesso pronto a buttarla sessualmente e brutalmente in caciara, ma altamente popolare tra le masse. Leotta ha subito spiegato con grande eleganza che quello accaduto a Napoli è stato un malinteso: “I tifosi del Napoli mi hanno supportato per tutta la partita, poi hanno provato ad andare oltre dopo la vittoria del Napoli, ma era solo uno scherzo. La mia reazione è stata parte dell’ironia del momento. A volte sembra che tutto ciò che faccio diventi virale”. Dopodiché ecco un breve excursus sulla propria passione per il mondo del giornalismo: “È sempre stato un mio sogno sin da quando ero bambina e intervistavo i miei amici dopo le partite di calcio. La settimana scorsa ho intervistato Radja Nainggolan a Cagliari e ho avuto l’opportunità di conoscere molto meglio il centrocampista belga. Sono stato colpito dalla sua forza e dal suo amore per la squadra e la sua vita. Oltre ai grandi giocatori, ho avuto la possibilità di incontrare i manager di calcio di maggior successo come Josè Mourinho o Carlo Ancelotti. Un giorno vorrei intervistare giocatori che giocano all’estero come Messi, Sergio Ramos, Salah, Kane, Neymar, nonché leggende della Premier League come David Beckham, Alan Shearer e Sir Alex Ferguson”.

Fino a qui – diceva un bel film francese – tutto bene. Poi l’apocalisse. Qualcuno fa un copia incolla di un occhiello dell’intervista al Sun mettendo insieme più frasi. Ne viene fuori questa ammiccante primizia: “È sempre meglio avere più frecce al proprio arco. Quindi, se sei solo interessato al calcio ascolti le mie parole, altrimenti mi guardi… Sto scherzando, ma la metafora è piuttosto azzeccata”. Apriti cielo. Il responsabile della redazione sportiva di Qui studio a voi stadio, Fabio Ravezzani, ha twittato riportando la stessa frase dell’occhiello a ha aggiunto: “Spero sia solo un errore di traduzione. In caso contrario, mille colleghe brave, serie e preparate hanno tutta la mia solidarietà”. Leotta, per ora, non ha replicato, ma a rigor di cronaca l’intervista con risposte spezzatino del Sun (tecnica abilissima, meglio per gli intervistati stare attenti, ndr) partiva da un ragionamento non profondissimo più ampio. Il Sun scrive titillando il lettore: “Leotta è irremovibile sul fatto che lei e le sue colleghe siano riconosciute per le loro conoscenze calcistiche”. Poi lascia la parola all’intervistata: “Ciò che si vede dall’esterno è spesso differente da ciò che comporta il lavoro quotidiano. Un sacco di miei colleghi sono appena interessati al loro lavoro e a cosa accade sul campo, ma lo sapete l’Italia è affascinante a suo modo. Meglio avere più frecce al proprio arco, ecc…”. Insomma nulla di sconvolgente, ma solo una discreta capacità di analisi per navigare in un mondo di squali.

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