Ci sono un renziano, un neozelandese “squalo” dei media e un veneto emergente. Ma chissà che non la spunti l’ex ferrarista. È la terna (allargata) per corsa alla poltrona più ambita nel mondo dello sport italiano nei prossimi anni, quella del capo di Milano-Cortina 2026. La caccia all’amministratore delegato della Fondazione (privata) che gestirà quasi 1 miliardo di euro messo a disposizione dal Cio per organizzare i Giochi invernali entra nel vivo: la società americana Spencer Stuar ha individuato una short list di tre candidati, da cui i vari enti che fanno parte del Comitato organizzatore dovrebbero scegliere. Ma non è detto che il Ceo esca da questa terna.

“Si tratta comunque di tre persone che dovunque caschi, caschi bene”, ha detto il sindaco di Milano, Beppe Sala. In realtà chi si aspettava un nome clamoroso, in grado di mettere tutti d’accordo con un pedigree di altissimo livello, è rimasto un po’ deluso. Si era parlato di Vittorio Colao, Raniero Altavilla, Carlo Barlocco. Niente di tutto ciò. Forse perché il compenso (circa mezzo milione di euro) non è competitivo con quello offerto dalle grandi multinazionali private. O magari perché i Giochi invernali non hanno lo stesso appeal di quelli estivi, sono un grande evento ma non grandissimo.

Ecco dunque la terna. Il più forte probabilmente è Tom Mockridge, 64 anni, neozelandese ma con cittadinanza italiana, ex amministratore delegato di Sky. Ha guidato per anni la divisione italiana del colosso delle pay tv, prima che Rupert Murdoch lo spostasse in Inghilterra a capo di News International, poi a Virgin Media, prima di tornare in Italia per stare con la famiglia (e magari organizzare le Olimpiadi). Profilo di spessore, capace di legare con i suoi dipendenti, senza paura di esporsi (ai tempi di Sky scrisse una lettera di fuoco per criticare la nomina del governo Berlusconi all’Agcom). Unica controindicazione: si è sempre occupato di comunicazione e media, solo in maniera tangente di sport ed eventi.

Una scommessa sarebbe Alberto Baldan, classe 1960, capace di rilanciare la Rinascente (di cui è stato Ceo per dieci anni). Nel 2017 è approdato a Grandi Stazioni Retail, la società (inizialmente partecipata a maggioranza da Fs, poi ceduta alla cordata italofrancese Antin-Borletti-Icamap) che si occupa della valorizzazione commerciale delle grandi stazioni italiane. Proprio questa probabilmente è la sua referenza migliore: non è un segreto il ruolo centrale che avrà Ferrovie dello Stato nel progetto olimpico, l’investimento più grande (il “villaggio” a Milano) sorgerà nello scalo di Porta Romana. Conosce bene la materia, e per lui i Giochi sarebbero probabilmente la definitiva consacrazione come top manager (che ancora non può essere considerato).

L’altro candidato individuato dai cacciatori di teste è Vincenzo Novari, più “chiacchierato”, anche come fidanzato dell’ex Miss Italia Daniela Ferolla. Sessant’anni, è stato a lungo amministratore delegato di 3 Italia, compagnia telefonica che ha guidato per oltre un decennio (tra investimenti cinesi massicci e risultati altalenanti), prima della fusione con Wind. Di lui sono note anche le simpatie politiche per Matteo Renzi, che in passato lo ha ospitato anche alla Leopolda. Chissà se sarà ritenuto un punto a suo favore o sfavore.

La short-list, ufficialmente, finisce qui. Ma potrebbe esserci anche un quarto nome, e persino un quinto (il governatore Fontana non ha escluso ulteriori sorprese). In realtà l’ultimo è anche il primo della lista olimpica, di cui si parlava da settimane: Stefano Domenicali, storico direttore della Ferrari. Esperto di sport, simbolo del made in Italy, gradito all’ex sottosegretario Giancarlo Giorgetti e a Giovanni Malagò (che in passato l’aveva proposto anche per la Lega calcio), sarebbe l’ideale. Il problema è che legato a Lamborghini, di cui è l’attuale amministratore delegato, e guadagna cifre superiori al budget di Milano-Cortina. Per questo non era entrato nella short-list, considerato non disponibile, ma la sua posizione potrebbe cambiare nei prossimi tempi e qualcuno all’interno del Comitato sarebbe anche disposto ad aspettarlo.

Così Domenicali è rientrato in gioco, circostanza che avrebbe anche indispettito il ministro Vincenzo Spadafora, non per preclusioni sul suo conto ma perché pensava che la terna presentata nell’ultima riunione fosse definitiva. Ma chi avrà davvero l’ultima parola sulla nomina? Dai governatori Zaia e Fontana, al sindaco Sala, da Malagò (che fa filtrare di non avere preferenze e di essersi tirato fuori) fino al governo, tutti vogliono dire la loro. La corsa alla poltrona di Milano-Cortina 2026 è tutt’altro che decisa.

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