Mentre il ministro dell’Ambiente Sergio Costa, parlando del dl Clima, annuncia che il governo è vicino a raggiungere l’obiettivo di definire la normativa sul cosiddetto ‘End of waste’, ossia la cessazione della qualifica di rifiuto, c’è chi è stato costretto a muoversi autonomamente. È il caso della Regione Lombardia che è dovuta intervenire dopo che la Provincia di Brescia aveva avviato la procedura di revoca dell’autorizzazione al recupero dei rifiuti per 120 aziende del territorio. Una decisione presa sulla base dell’ormai nota norma contenuta nella legge 55 del 14 giugno 2019, ossia lo Slocca Cantieri, arrivato dopo una sentenza con cui il Consiglio di Stato aveva tolto potere decisionale alle Regioni, che fino a quel momento avevano deciso di volta in volta. Il testo stabilisce che continuano ad essere utilizzati come decreti per la cessazione della qualifica di rifiuto testi mai aggiornati con l’inserimento di nuovi rifiuti e tecniche all’avanguardia su cui oggi l’Italia può invece contare. Così, dopo gli appelli delle imprese bresciane a cui è stato imposto lo stop e delle associazioni di categoria, tra cui Fise Assoambiente, la Regione Lombardia ha firmato una circolare chiarendo che “la norma riportata nello Sblocca Cantieri fa riferimento alla ‘concessione’ di autorizzazioni e non alle autorizzazioni vigenti, né ai prodotti da recupero rifiuti già autorizzati”. “La scelta della Regione Lombardia – spiega Fise Assoambiente a ilfattoquotidiano.it – rappresenta un precedente importante, qualora si dovesse riproporre in altre aree d’Italia lo stesso problema che si è posto nel bresciano”.

I PRIMI EFFETTI DELLA NORMA SOTTO ACCUSA – In effetti, ad oggi, questa presa di posizione da parte di un ente regionale si è resa necessaria solo in Lombardia, proprio in seguito all’avvio, agli inizi di settembre, da parte della Provincia di Brescia, della revisione delle autorizzazioni esistenti per le imprese di riciclo “con possibile revoca delle stesse qualora non in linea con l’attuale contesto normativo”. Si tratta dello Sblocca Cantieri che, va ricordato, avrebbe dovuto mettere una toppa alle carenze sui criteri dell’‘End of waste’. Ad oggi esistono criteri Ue solo per cinque categorie di rifiuti e tre criteri nazionali, ma sono altri sedici i decreti ministeriali attesi e ancora in fase di elaborazione. Il testo, invece, è diventato simbolo di un paradosso: rifacendosi a un testo datato, le nuove misure escludono diverse tipologie e provenienze di rifiuti, ma anche attività di recupero e materiali sviluppati nel corso degli ultimi vent’anni. “Il risultato è che questa carenza normativa ha già prodotto in Italia il blocco di una decina di attività di riciclo per un danno economico per le aziende – calcola Fise Assoambiente – di circa 2 miliardi di euro all’anno”.

IL CASO BRESCIA – Di fatto, attenendosi alla norma contenuta nello Sblocca Cantieri, la Provincia di Brescia ha avviato la procedura di revoca dell’autorizzazione al recupero dei rifiuti per 120 aziende. Tra queste anche la Ecorec srl di Adro che trattava fanghi di depurazione riutilizzati, una volta essiccati, nei cementifici. La Provincia di Brescia ha deciso di non rinnovare l’autorizzazione in scadenza e la Ecorec non ha più potuto ritirare e recuperare materiale, facendolo finire in discarica. Alla fine la società si è rivolta al Tar. Nella stessa situazione diverse aziende dell’area lombarda, tanto che le associazioni di categoria hanno fatto presente la situazione che si era venuta a creare, ricordando che se tutte le imprese interessate dal blocco imposto dalla Provincia si fossero fermate, sarebbero finiti in discarica 2,5 milioni di tonnellate di rifiuti che fino a poco tempo fa diventano nuova materia. Una situazione segnalata da Fise Assoambiente e Fise Unicircular anche nel corso di un’audizione davanti alla Commissione della Camera, durante la quale è stato sottolineato come il blocco riguardasse “impianti che operano nel perimetro dei principi – spiega l’associazione – delle condizioni e dei criteri previsti a livello europeo”.

LA REGIONE LOMBARDIA FA CHIAREZZA – In questo contesto, la Regione Lombardia ha voluto mettere a riparo dal rischio di revoca dei nulla osta le imprese del bresciano già autorizzate o con autorizzazioni in scadenza. Dopo aver ripetutamente chiesto un chiarimento al Ministero dell’Ambiente, con l’obiettivo di fugare ogni dubbio interpretativo del recente testo normativo, ma non aver ricevuto risposta, la Regione ha disposto la circolare per fa chiarezza proprio sull’interpretazione da dare alla norma dello Sblocca Cantieri e indicando di non intervenire sui titoli autorizzativi vigenti. Nulla ha potuto, né può fare la Regione rispetto alle nuove autorizzazioni, anche se l’Ente ha già preparato una modifica alla legge nazionale. D’altro canto la stessa Fise Assoambiente, insieme ad oltre 50 sigle, aveva firmato la scorsa estate una proposta di emendamento per sbloccare il riciclo dei rifiuti recependo, in particolare, l’articolo 6 della direttiva 2018/851 che “prevede condizioni e criteri specifici, unitari e validi per tutto il territorio nazionale”. Obiettivo perseguito anche dal ministro Costa che, nelle ultime ore, ad Agenda, su Sky TG24 ha detto: “Stiamo definendo il percorso, ci ho provato sette volte da quando è iniziata la legislatura, adesso spero che sia la volta buona e credo siamo molto vicini”.

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