Marcello De Vito rimane agli arresti domiciliari. Il gip Maria Paola Tomaselli ha disposto il giudizio immediato nell’ambito del procedimento penale che lo vede accusato di corruzione in uno dei filoni d’inchiesta sullo stadio dell’As Roma. Il processo inizierà il prossimo 4 dicembre. Ciò vuol dire che non ci sarà il tanto atteso ritorno in Campidoglio, accarezzato dal presidente, ora sospeso, dell’Assemblea capitolina, dopo che lo scorso 23 agosto la Cassazione aveva messo seriamente in discussione tutto l’impianto accusatorio ai danni dell’ex esponente del Movimento 5 stelle.

Un colpo di scena in piena regola. La difesa di De Vito, infatti, nonostante il pronunciamento estremamente favorevole della Suprema Corte, aveva preferito rinunciare all’udienza davanti al tribunale del Riesame, prevista per il 9 settembre, per non dare modo all’accusa di presentare nuovi elementi e rischiare di vedersi rigettata l’istanza di scarcerazione. La strategia era quella di attendere fino a dopodomani, venerdì 20, quando l’ordinanza di arresto sarebbe scaduta e De Vito sarebbe tornato libero. Qui il coup de théâtre dei pm romani, che hanno presentato richiesta di giudizio immediato, accolta oggi dal giudice per le indagini preliminari: si scavalca il rinvio a giudizio e si va direttamente a processo, prorogando il provvedimento cautelare.

De Vito è stato arrestato il 20 marzo insieme al suo ex socio Camillo Mezzacapo nell’ambito dell’operazione “congiunzione astrale”. Dopo 3 mesi e mezzo di reclusione nel carcere di Regina Coeli, il 6 luglio gli sono stati assegnati i domiciliari. Il filone d’inchiesta è quello parallelo al principale, concernente l’iter autorizzativo dello stadio dell’As Roma, dove sono indagati, fra gli altri, il costruttore romano Luca Parnasi e l’ex consulente dell’amministrazione capitolina guidata da Virginia Raggi. In pratica, secondo i pm De Vito avrebbe sfruttato la propria posizione ai vertici del Campidoglio per influenzare le decisioni dell’amministrazione sull’impianto progettato dal club di James Pallotta e di aver incassato delle consulenze, attraverso lo studio dell’ex socio, con la promessa di sbloccare alcune questioni urbanistiche, fra cui il trasferimento della sede di Acea Spa nel futuro business park dello stadio, un palazzetto polivalente nell’area dell’ex Fiera di Roma e la riqualificazione di un ex albergo nei pressi della stazione Trastevere.

L’ennesimo colpo di scena in questa vicenda avrà anche ripercussioni politiche. Da tempo il M5s in Campidoglio si stava domandando come affrontare il possibile ritorno di De Vito fra i banchi. Nonostante il gruppo pentastellato fosse diviso, alla fine si è deciso di non portare avanti la delibera di revoca del presidente dell’Assemblea capitolina, atto fortemente sconsigliato da un parere del segretariato generale che lasciava aperta la strada a eventuali richieste di risarcimento danni nei confronti dei singoli consiglieri. La decisione, nel luglio scorso, ha portato alle dimissioni del presidente facente funzioni, Enrico Stefano, in favore di Sara Seccia, ex fedelissima di De Vito, che tuttora mantiene il ruolo di presidente de facto, in attesa – a questo punto – che si concluda il processo. Attualmente, in Assemblea capitolina si attende la delibera per la variante urbanistica che dovrà dare – se approvata – il via libera definitivo all’opera.

Non solo. La disposizione del gip viene incontro alla posizione del M5s nazionale, con il capo politico Luigi Di Maio che la stessa mattina del 20 marzo aveva annunciato l’espulsione dal movimento “senza passare dai probiviri” di De Vito, salvo poi scoprire, prima dell’estate, che la posizione dell’esponente capitolino era in realtà ancora pendente. In un’intervista del 26 agosto al Corriere della Sera, De Vito aveva fortemente attaccato Di Maio per questo motivo, mandando invece un segnale di distensione nei confronti di Raggi in quanto “non è stata impulsiva”.

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