La borsa di Hong Kong è pronta a mettere sul piatto quasi 31,6 miliardi di sterline, circa 36 miliardi di euro, per arrivare a una fusione con il London Stock Exchange, gruppo che controlla il listino della City di Londra ma anche l’italiana Piazza Affari. La Borsa di Hong Kong è tenuta a fare un’offerta d’acquisto vincolante entro il 9 ottobre. L’idea è quella di “unire le due società” nella corsa alle economie di scala e alle innovazioni tecnologiche che sta interessando i mercati finanziari. Ma il buon esito dell’operazione, dopo un’eventuale Brexit attualmente in programma per il 31 ottobre, sposterebbe il Regno Unito da un’influenza europea e, nella volontà dichiarata di Donald Trump, americana a una che guarda più a est, verso i principali centri economico-finanziari asiatici.

Un’eventuale fusione darebbe vita a un vero e proprio gigante finanziario, riunendo così due dei maggiori hub mondiali. Dalla City hanno fatto sapere che l’offerta “sarà presa in considerazione”, ma la società “resta impegnata” nell’acquisizione di Refinitiv, fornitore di dati finanziari statunitense, un’operazione per cui la Borsa londinese ha offerto 27 miliardi di dollari.

L’offerta recapitata dall’ex colonia britannica in estremo oriente ha avuto un effetto positivo sul titolo del London Stock Exchange, salito del 6% a 72 sterline, ancora molto al di sotto degli 83 euro per azione che equivalgono alla proposta che arriva da Hong Kong. Nel dettaglio, l’offerta vale 31,6 miliardi di sterline, cifra che include anche i 2 miliardi di debito. La società di Hong Kong ha affermato che un accordo creerebbe un gruppo combinato “idealmente posizionato per beneficiare dell’evoluzione del panorama macroeconomico globale, collegando i mercati finanziari consolidati in Occidente con i mercati finanziari emergenti in Oriente, in particolare in Cina“. La presidente di Hkex, Laura Cha, ha inoltre dichiarato che un accordo “un’opportunità strategica molto avvincente per creare un gruppo di infrastrutture di mercato globale”.

Già nel 2016, un’operazione simile era stata tentata dalla Deutsche Börse di Francoforte che aveva messo sul piatto 21 miliardi di euro per fondersi con il Lseg britannico. Un’operazione che, nell’anno della Brexit, avrebbe creato un gigante finanziario europeo. In quell’occasione, fu l’antitrust dell’Unione europea a bloccare l’accordo.

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