Ha vinto la tennista dai colpi più forti e dalla personalità più grande. La notizia, però, è che non è Serena Williams. Bianca Andreescu vince gli Us Open battendo la 23 volte campionessa Major per 6-3 7-5 e conquista il suo primo titolo Slam della carriera. A 19 anni la tennista canadese (di origini rumene) diventa così la prima giocatrice del suo paese ha vincere un trofeo così importante e la prima nata nel 2000 – considerando sia tennis maschile che femminile – a vincere uno Slam. Quella giocata sull’Arthur Ashe Stadium è stata anche la finale con il più ampio gap d’età tra le due sfidanti, quasi 19. Quando Serena Williams vinceva il suo primo Us Open nel 1999, Andreescu non era ancora nata. Il precedente record nello Slam americano apparteneva alla sfida tra Navratilova e Seles del 1991 con 17 anni di differenza. Per la Williams continua, invece, la maledizione con il record di 24 Major di Margaret Court. Per lei si tratta, infatti, della quarta sconfitta consecutiva, con un bilancio negativo di ben 8 set a 0. Dal 2015 (suo ultimo anno di grazia) il passivo diventa ancora più pesante: otto finali giocate e appena due vinte (Wimbledon 2016 e Australian Open 2017).

Quella di Andreescu è stata una vittoria ottenuta al termine di un torneo dove ha dimostrato una netta superiorità sulle avversarie e tutta la sua incapacità di saper perdere (esempio: la semifinale contro Belinda Bencic e i quarti di finale contro Elise Mertens). Con una prestazione di grande livello sia dal punto di vista tecnico che caratteriale – e davanti a un pubblico che non aspettava altro che festeggiare il record della Williams – la giovane canadese non ha mai dato la reale sensazione di poter perdere questa finale. Nemmeno nell’unico passaggio a vuoto avuto quando, avanti 6-3 5-1, ha subito la rimonta d’orgoglio della Williams fino al 5-5. La Andreescu ha ritrovato immediatamente la lucidità, salendo prima 6-5 e poi chiudendo con un diritto vincente in risposta al terzo match point. Per la classe 2000 il 69% di prime palle in campo, 39 punti vinti in risposta e 77 in totale. Per la Williams, l’unico dato positivo sono l’80% di punti vinti sulla prima di servizio, a fronte però di un modesto 43% di prime palle in campo.

Nata a Mississauga il 16 giugno 2000 e dotata di un ottimo servizio a supporto di un diritto e un rovescio notevoli, Andreescu con questi Us Open si candida a nuovo volto immagine di un tennis femminile che ha vissuto negli ultimi tre anni una sorta di democrazia tennistica. Ben dieci, infatti, le vincitrici Slam differenti tra il 2017, 2018 e 2019. Protagonista di una scalata incredibile nel 2019, che l’ha vista salire dal n. 107 di gennaio al n. 5 attuale (ufficiale da lunedì 9 settembre), per Andreescu si tratta del quarto titolo dell’anno e della carriera, dopo quelli di Newport, Indian Wells e Toronto (quest’ultimo vinto sempre su Serena Williams). Con questi 2000 punti la canadese sale anche al quarto posto della Race, a un passo dalla qualificazione per le Finals e in piena lotta per chiudere l’anno al numero uno. Tutto questo nonostante abbia saltato ben tre mesi di stagione per infortunio, compresi il Roland Garros e Wimbledon. Sul campo la Andreescu non perde dal febbraio scorso.

“Ho lavorato tanto per questo momento – ha detto – e quest’anno è stato un sogno. È un privilegio essere su questo campo contro Serena, una leggenda di questo sport. Ho cercato di non pensare alla mia avversaria, mi sono preparata al meglio, sono molto lieta di quello che ho fatto. Ho provato a isolarmi da tutto e l’ultimo game non è stato facile”.

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