Un intero comparto agricolo, quello della frutticoltura mantovana, rischia di scomparire del tutto. Il motivo sono i danni causati da un insetto dal nome scientifico complicato, Halyomorpha Halys, meglio noto come “Cimice asiatica”. Un vero e proprio flagello per le colture frutticole della provincia di Mantova con danni stimati da Confagricoltura in 9 milioni e mezzo di euro. “Le segnalazioni che ci arrivano dai coltivatori di frutta delle nostre zone – spiega Alberto Cortesi, presidente di Confagricoltura Mantova – assomigliano ogni giorno di più a veri e propri bollettini di guerra. Se non verranno presi al più presto provvedimenti efficaci il settore della frutta in provincia di Mantova rischia di scomparire e la frutticoltura mantovana cesserà di esistere”. A rendersi conto della gravità del problema, che in parte riguarda anche le coltivazioni di soia e mais della bassa pianura padana, anche l’assessore regionale all’agricoltura Fabio Rolfi il quale ha chiesto al Ministero per le politiche agricole un fondo nazionale di sostegno, “così come è stato fatto per la Xylella in Puglia” ha detto Rolfi “perché la Cimice asiatica è la Xylella del nord”.

Frasi apocalittiche quelle del presidente locale dell’associazione di categoria e dall’assessore regionale, ma supportate dai dati raccolti nel corso di una campagna di monitoraggio danni avviata circa un mese fa fra i vari frutticoltori mantovani. I numeri raccolti dall’ufficio tecnico di Confagricoltura hanno confermato i contorni di un quadro già in parte delineato, ma che forse è risultato essere peggiore di quel che si pensasse: il 70% delle coltivazioni di pere e il 90 di quelle di pesche sono danneggiate e i frutti non sono commerciabili. Ma in alcune zone della provincia questa percentuale sale al 100 per cento. Colpita anche la pianta del kiwi con una media del 40% delle colture danneggiate e punte del 90 per cento in certe zone del territorio. Male anche le mele con una media di danneggiamenti e frutti non commerciabili del 50% con punte del 70. Segnalazioni ancora parziali per susine e albicocche, ma i primi dati sono tutt’altro che rassicuranti con una media dell’80% di piante e frutti danneggiati e massimi del 100%. Danni elevatissimi che per alcuni coltivatori potrebbero voler significare la chiusura dell’attività. A confermare le difficoltà Mario Sanfelici, titolare dell’azienda agricola “La Chiesetta” di Viadana che raccoglieva pere anche per la cooperativa Corma. A inizio mese li ha informati del danno pari al 100% e ha chiesto quindi la cessazione del rapporto di collaborazione: “Il danno per la frutta – spiega Sanfelici – è stato enorme, si sono salvate solo le colture precoci, come ciliegie e albicocche, ma le pere ad esempio hanno riportato perdite del 100%. Entro inizio ottobre estirperemo del tutto l’impianto, finché la situazione resterà questa è inutile continuare a produrre. Da metà giugno in poi la situazione è diventata insostenibile. Come ultimo tentativo proveremo con le reti monofila, vediamo se potranno esserci d’aiuto per contrastare questa piaga”.

“È una vera e propria ecatombe – aggiunge Cortesi – ma ricordiamo che questi dati derivano dalle segnalazioni finora raccolte per cui, se da un lato non possiamo ancora tracciare un bilancio definitivo, dall’altro possiamo dire che si tratta di stime certe, come tutte quelle da noi fornite. È certo anche che, di questo passo, la frutta a Mantova è a forte rischio, senza contare che i danni a soia e orticole sono ancora da quantificare”. Confagricoltura ha anche elaborato una stima economica dei danni causati dalla Cimice asiatica in provincia di Mantova: ipotizzando un danno medio del 60% sui 1743 ettari di frutta presenti nel mantovano, si raggiungono quasi i 9,5 milioni di euro su tutto il territorio provinciale. “È fondamentale inviare le segnalazioni dei danni, da girare poi all’Utr Lombardia. L’apertura dello stato di calamità naturale da parte del Ministero, dopo le opportune verifiche in campo, darebbe diritto a un rimborso danni, e la nostra organizzazione è al lavoro su questo fin dal mese di luglio – dice ancora Cortesi – Auspichiamo poi una forte accelerazione nell’iter di inserimento della Vespa samurai, ad oggi l’unica alternativa prospettata alla proliferazione della Cimice asiatica”. E anche la Regione Lombardia, come detto, si sta muovendo. L’assessore all’Agricoltura Fabio Rolfi ha paragonato la Cimice asiatica alla Xylella, che ha flagellato gli uliveti della Puglia, e per questo ha chiesto al Ministero l’apertura di un fondo nazionale di sostegno ai coltivatori colpiti dai danni prodotti dall’insetto: “La Cimice asiatica è la Xylella del Nord – ha detto Rolfi in una nota stampa – Ci aspettiamo da Roma la stessa attenzione e le stesse risorse. Per questo chiediamo che venga riconosciuta al livello nazionale la situazione di emergenza e venga istituito un fondo straordinario di sostegno e di indennizzo alle aziende agricole danneggiate. Questo insetto sta mettendo a rischio la redditività delle imprese. La Regione Lombardia si sta attivando insieme alle associazioni di categoria per la conta dei danni. Abbiamo l’obiettivo di presentare al Mipaaf (Ministero delle politiche agricole alimentari, forestali) una indicazione precisa di quelli subiti dai nostri agricoltori – prosegue Rolfi – La situazione è problematica nell’ortofrutticolo mantovano, ma anche nelle coltivazioni di mais e di soia della bassa pianura lombarda. La diffusione incontrollata di questo insetto che ha diversi cicli riproduttivi durante l’anno sta mettendo a serio rischio le nostre produzioni di qualità e i mezzi finora utilizzati, sia meccanici che chimici, danno solo risposte parziali. Serve implementare le azioni di contrasto. In attesa che diventino utilizzabili e riproducibili gli antagonisti naturali che rappresentano la misura di difesa principale, è fondamentale intervenire economicamente a sostegno delle aziende agricole colpite”.

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