Il colosso farmaceutico Pfizer ha donato “milioni di euro” per finanziare campagne e associazioni tedesche contro la sigaretta elettronica. La e-cig infatti rappresenta una minaccia per i suoi ricavi di oltre 2 miliardi di dollari legati alla vendita di prodotti antifumo, che includono gomme da masticare, farmaci e cerotti. A rivelarlo è un’inchiesta dello Spiegel che dimostra come la società americana abbia sostenuto l’Alleanza tedesca contro il fumo – Aktionsbündnis Nichtrauchen (Abnr) – che è composta da 15 istituzioni, che includono l’Associazione dei medici tedesca, il Centro di ricerca contro il cancro di Heidelberg e importanti enti specializzati di cardiologi e pneumologi. Inoltre, un rappresentate della casa farmaceutica è entrato stabilmente nel direttivo di Abnr, partecipando alle iniziative legislative. L’associazione ha ammesso di avere ricevuto finanziamenti da Pfizer a partire dal 2009 che, secondo quanto pubblicato dal settimanale tedesco, in cambio ha chiesto che venissero diffuse false informazioni sulla sigaretta elettronica, ignorando le evidenze scientifiche sulla loro ridotta nocività. Già nel 2016 alcuni media tedeschi avevano scoperto i legami tra il German Cancer Research Center – il centro tedesco per la ricerca sul cancro, Dkfz -, l’associazione scientifica antifumo (Wissenschaftlicher Aktionskreis Tabakentwöhnung, Wat) e le case farmaceutiche, in particolare con Novartis, GlaxoSmithKline e Johnson & Johnson, recentemente condannata a pagare un risarcimento di 572 milioni di dollari per la sua aggressiva promozione di antidolorifici da oppioidi.

L’inchiesta dello Spiegel rivela che Pfizer teme il calo del suo fatturato visto che l’utilizzo della sigaretta elettronica per smettere di fumare, come hanno dimostrato studi nel Regno Unito e negli Usa, è doppiamente efficace rispetto alle altre soluzioni offerte dall’industria farmaceutica. Tra questi anche Champix, il farmaco prodotto da Pfizer che è il più venduto contro la dipendenza da nicotina. La società Myblue Spain, fondata da Imperial Brands per sviluppare il settore dello svapo in Spagna, ha sollecitato l'”esigenza di proteggere i consumatori attraverso una regolamentazione basata sulle prove scientifiche, e l’esigenza di un severo controllo pubblico che si estenda a tutti i prodotti”, specie dopo il caso del primo decesso legato alle e-cig avvenuto nei giorni scorsi negli Stati Uniti. Attualmente, sono 150 i casi di persone ricoverate negli Usa sui quali i Centers for Disease Control and Prevention stanno indagando. Secondo quanto hanno riferito, in molti casi “i pazienti hanno dichiarato ai medici di avere utilizzato prodotti che contengono tetraidrocannabinolo (Thc) ma precisano che nessuno di questi è stato collegato inequivocabilmente a una patologia. Quindi la morte avvenuta nei giorni scorsi potrebbe essere collegata al consumo di sostanze che contengono Thc, sostanza psicoattiva della cannabis, o a qualche suo derivato.

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