A pagare di più la crisi di governo sono la Lega e il suo segretario Matteo Salvini. Anche secondo Ipsos il ministro dell’Interno nell’ultimo mese ha lasciato sul terreno diversi punti sia in termini di gradimento personale che sotto forma di voti (virtuali) del suo partito. Per l’istituto diretto da Nando Pagnoncelli, secondo i dati pubblicati dal Corriere della Sera, l’indice di fiducia personale nei confronti di Salvini nel solo mese da luglio ad agosto è crollato dal 51 per cento al 36. E’ il calo più vistoso di una tendenza generale: nello stesso periodo tutti i leader perdono qualcosa probabilmente a causa proprio della crisi di governo. L’eccezione è per il solo presidente della Repubblica Sergio Mattarella, premiato ancora dal gradimento del 57 per cento degli intervistati. Ma tra gli altri chi tiene di più è il presidente del Consiglio Giuseppe Conte che cala di 4 punti nell’ultimo mese (verosimilmente per effetto del cambio di opinione di una parte dell’elettorato leghista), ma resta comunque al 52 per cento. Niente a che vedere con il capo politico del M5s Luigi Di Maio che non supera il 30 per cento (è al 28, a luglio era un po’ sopra il 30). E’ stabile il segretario del Pd Nicola Zingaretti ma d’altra parte la popolarità era già bassa (al 23%).

Per quanto riguarda la soluzione della crisi esiste una maggioranza relativa contro le elezioni. Il voto anticipato viene infatti indicato dal 33 per cento degli intervistati, ma la somma di chi vuole un esecutivo supera il 40. Solo che questo 40 per cento si divide tra tre opzioni: l’opzione Renzi, chiamiamola, cioè un governo che eviti l’aumento dell’Iva e porti il Paese al voto nel 2020 è scelta dall’11 per cento; un ritorno alla vecchia maggioranza M5s-Lega conquista la stessa quota di persone; la casella del governo M5s-Pd – che salvo colpi di scena sta per nascere – è scelta dal 21 per cento degli intervistati. Uno su 4 risponde di non saper indicare una scelta. Insomma: il governo Conte 2 almeno per il momento nasce nello scetticismo perché pesa la dote elettorale del centrodestra (che oggi avrebbe la maggioranza ampia secondo tutti i sondaggi), paga inevitabilmente le tossine delle rispettive basi elettorali di democratici e Cinquestelle). Naturalmente la quota di apprezzamento aumenta tra gli elettorati dei due partiti: sfiora il 50 per cento nella base M5s (48), lo supera in quella Pd (51).+

In generale va sottolineata la sfiducia generale nei confronti di tutti i partiti: la Lega raccoglie solo il 20 per cento, il Pd il 15, il M5s il 14. Oltre il 40 per cento degli intervistati è tra “non sta” e “non risponde”.

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