Mi sta simpatico Giuseppe Conte. M’è sempre sembrato uno cascato dal letto. Tipo quei figli che devono andare a scuola, ma ti chiedono di dormire altri cinque minuti, poi scivolano fuori dalle lenzuola e si rialzano sul pavimento per barcollare fino al gabinetto.

Pure Zingaretti mi sta simpatico. Chissà come se lo passano il capodanno in famiglia. Lui e il fratello senza la zeppola. Chissà se lo prendevano in giro a scuola. Chissà se facevano il paragone con l’altro.

Pure Di Maio mi sta simpatico. Se il destino non l’avesse portato in politica sarebbe stato in fila per trovarsi un lavoro, magari un reddito di cittadinanza. Forse una raccomandazione. Una di quelle senza infamia. Il papà che lo porta a cena da un amico imprenditore e gli dice “questo è un bravo ragazzo. Vorrei vederlo sistemato”.

Pure Salvini mi sta simpatico. Mi immagino che è più o meno come Jessica Rabbit. Salvini non è cattiva, è che la disegnano così. Quello antipatico è il suo disegnatore.

Manco Berlusconi mi sta antipatico. Le persone anziane vanno a messa la domenica, poi si prendono un bicchiere di vino mentre tornano verso casa. Bevono di nascosto dalla moglie che fa le fettuccine con le rigaglie di pollo e fanno la faccia stupita quando leggono le analisi, quando le transaminasi schizzano più dello spread.

Mi sta simpatico Fratoianni. Mi somiglia tanto a un rappresentante d’istituto che fa il discorso al megafono nel cortile del liceo. “Approfitta dell’autunno, facciamo la rivoluzione. Questo è il periodo buono. Passato carnevale ci stanno gli esami e nessuno si può permettere di fare sega a scuola”.

Mi sta simpatica la Meloni. Ci prova a mettersi in mostra alla festa della scuola. Non è Marine Le Pen, né per carisma, né per consensi. Non è Salvini perché le donne stanno in seconda fila anche tra i progressisti, figuriamoci da quelle parti sue. Non è Evita perché il 900 è finito prima.

Mi stanno tutti simpatici e li vedo come in una riunione di condominio. Scazzati e arrabbiati. Un po’ per finta, un po’ per non accollarsi i debiti di chi li ha preceduti. Sono i nipoti dei democristiani che hanno governato per cinquant’anni. Pronipoti di quelli che hanno tollerato i colpi di Stato, i treni che saltano in aria, i baci ai mafiosi. Hanno il peso dell’eredità famigliare. Sono democristiani di destra o di sinistra. Più spesso di centro.

E in questi giorni di fine agosto gli chiederei: cosa salveresti scappando da una casa in fiamme? Il servizio sanitario nazionale? La scuola pubblica? La ricerca? L’arte e la produzione culturale? Le fabbriche e gli operai? La terra e i contadini? Salvate una cosa sola e passerete alla Storia.

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